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San Bernardino alle Ossa: storia della chiesa di Milano decorata con ossa umane

Nell'ossario della chiesa di piazza Santo Stefano gli scheletri formano motivi geometrici e ornamentali

Ossario di San Bernardino (da Apocalyptic Midnight Death Cult)

Tibie, teschi e ulne sono disposte geometricamente e utilizzate per ornare le pareti. Succede nel celebre ossario della chiesa di San Bernardino alle Ossa, in piazza Santo Stefano. 

Storia di San Bernardino

Di epoca medievale, la chiesa è legata alla fondazione dell'Ospedale di San Barnaba in Brolo, ad opera del cittadino milanese Gottifredo de Busseri. All'epoca davanti alla struttura sorgeva un bosco dove venne successivamente realizzato un cimitero. Nell'annesso ospedale però morivano molte più persone di quanto il campo santo potesse contenerne, per questo nel 1210 venne costruito uno spazio destinato ad accogliere le ossa provenienti dal cimitero.

Accanto a questo ossario sorse una piccola chiesa, successivamente ampliata. Ma fu con il rifacimento secentesco di San Bernardino che le ossa vennero disposte secondo modalità decorative e la volta dell'ossario venne affrescata. Santo Stefano assunse le sembianze odierne solo con la ricostruzione del 1712, attraverso cui venne anche annessa all'ossario di San Bernardino

L'ossario

Accedendo a questo ambiente, il visitatore si trova circondato da teschi e ossa. Le pareti dell'edificio infatti sono interamente ricoperte dei resti appartenenti all'antico ossario, ma anche provenienti dai cimiteri soppressi dopo la chiusura dell'ospedale locale nel '600. Pilastri, porte, cornicioni e nicchie sono decorate attraverso le ossa, in un 'horror vacui' tipicamente Rococò, che qui ha una declinazione particolarmente macabra. Alla base di questa scelta artistica, molto probabilmente, il tema della 'vanitas': le ossa sono un monito sulla caducità della vita che non possiamo che cogliere. Alla profusione di decori fanno da contraltare i resti umani con cui questi vennero realizzati, ricordandoci effimera condizione dell'esistenza umana.

I resti utilizzati come ornamento appartenevano ai pazienti deceduti dell'ospedale del Brolo, ma anche ai priori e ai confratelli che lo dirigevano, ad aristocratici sepolti nelle vicinanze, canonici di Santo Stefano, carcerati morti quando il cimitero a loro dedicato risultò insufficiente e condannati alla decapitazione (in questo caso i teschi sono chiusi nelle cassette sopra la porta d’ingresso). Al di là dell'estrazione sociale però, naturalmente, i teschi e le ossa hanno tutti le medesime sembianze.

Visitando l'ossario di San Bernardino nel 1738 re Giovanni V del Portogallo restò talmente colpito dalla cappella, che ne costruì una identica nelle vicinanze di Lisbona, la  Capela dos Ossos.

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