Aggressioni con l'acido, la cassazione spiega la condanna a Boettcher: "È l'ideatore"

L'ex compagno di Martina Levato era stato condannato a 14 anni di reclusione

Alexander Boettcher (foto Ansa)

Non una semplice "spalla", ma "ideatore" e "compartecipe". Sono le motivazioni — depositate nella giornata di mercoledì — con cui la Cassazione, il 21 dicembre 2017, ha confermato la condanna a 14 anni di reclusione nei confronti di Alexander Boettcher in relazione all'agguato ai danni di Pietro Barbini in via Carcano.

Secondo la difesa di Boettcher l'imputato sarebbe stato solo una "spalla" di Martina Levato, ai tempi sua fidanzata. Di tutt'altro parere la suprema corte: "Va osservato come nessuna incompatibilità logica sia rintracciabile, invero, tra il ruolo svolto dal Boettcher come 'ideatore' e come 'compartecipe' all'aggressione anche nella veste di agevolatore dell'azione esecutiva posta in essere materialmente dalla Levato".

Gli episodi di cui è accusata la "coppia diabolica"

In ordine cronologico ecco gli episodi di aggressioni con l'acido da parte di Levato e Boettcher. Il primo, in realtà, non è stato compiuto con sostanza a base di acido ed è il tentativo di evirazione ai danni di Antonio Margarito, a maggio 2014: Levato lo "attira" ad un appuntamento e i due s'appartano in macchina nelle vicinanze di un albergo nella periferia sud di Milano, in zona Famagosta. Mentre stanno per iniziare un rapporto intimo, la donna cerca di evirare il giovane che, però, riesce a salvarsi. Allora Levato lo denuncia per tentata violenza sessuale, per "coprirsi". Ma la verità viene a galla.

C'è poi l'episodio dello studente Stefano Savi, che non c'entra nulla con la vita di Levato ma è vittima di uno scambio di persona. Drammatico: perché la banda dell'acido (Levato si dichiara innocente per quell'episodio, asserendo di non essere stata presente) segue l'universitario dall'uscita di un locale notturno fino a casa, a Quinto Romano, e lo aggredisce gettandogli la sostanza. Conseguenza: Savi ha dovuto interrompere gli studi, non ci vede più da un occhio e quasi più dall'altro. Oltre alle atroci sofferenze, alle operazioni alla pelle e ad una vita sociale stravolta.

Ma Savi non è "quello giusto": lui non è un ex di Levato, nemmeno si conoscevano. Così la banda dell'acido colpisce Giuliano Carparelli, fotografo, che in via Nino Bixio si salva miracolosamente dall'attacco: quel giorno piove e lui ha la prontezza di proteggersi con l'ombrello. Si arriva poi a Pietro Barbini, l'ex compagno di scuola della bocconiana. Attirato con l'inganno in via Giulio Carcano e colpito con l'acido. La presenza del padre di Barbini, che lo ha accompagnato all'appuntamento per la fantomatica consegna "di un pacco", consente l'arresto della coppia. Anche lui subisce ancora le conseguenze dell'attacco.

Gli investigatori, ad un certo punto, hanno capito che la coppia aveva un complice, Andrea Magnani, che si è dichiarato "soldato" di Boettcher e ha ammesso di essere stato presente alle aggressioni di Savi e di Barbini, nonché di avere prestato la sua vettura per l'aggressione a Carparelli, pur affermando anche di non avere mai avuto consapevolezza del "piano" dei due (ex) amanti.

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