Aggressione a Bettarini jr, fuori dal carcere l'accoltellatore

Dovrà frequentare un centro dipendenze e sarà ai domiciliari con obbligo di lavoro. Dei quattro aggressori solo uno rimane in prigione

Niccolò Bettarini

È fuori dal carcere Davide Caddeo, il 30enne condannato a 9 anni per aver accoltellato lo scorso 1° luglio il figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini, Niccolò, davanti alla discoteca Old Fashion. L'aggressore sarà agli arresti domiciliari e avrà l'obbligo di lavorare in una comunità e di frequentare un centro di cura per tossicodipendenti.

Arresti domiciliari per tre aggressori

A decidere della scarcerazione è stato il giudice per le indagini preliminari Guido Salvini su istanza degli avvocati Robert Ranieli e Antonella Bisogno. Tra le motivazioni del gip la "difficile vita" dell'uomo, tossicodipendente dall'adolescenza, e la "funzione rieducativa" della pena, anche se non definitiva.

Lo scorso 28 febbraio aveva ottenuto gli arresti domiciliari anche Albano Jakej, un altro degli aggressori che davanti alla discoteca milanese aveva colpito con calci, pugni Niccolò Bettarini. Lo aveva stabilito sempre Guido Salvini, lo stesso magistrato che aveva emesso la sentenza con cui il 18 gennaio i quattro responsabili del blitz erano stati condannati.

Nell'ambito dello stesso processo gli altri due imputati erano stati condannati a 5 anni e 6 mesi nel caso di Alessandro Ferzoco (a sua volta ai domiciliari), e a 5 anni in quello di Andi Arapi, l’unico imputato senza precedenti penali, che subito dopo il verdetto aveva ottenuto i domiciliari. Quest'ultimo era però tornato in prigione per aver tentato di fuggire in Albania.

L'aggressione

Dopo essere stato violentemente aggredito, Bettarini era stato operato d'urgenza all'Ospedale Niguarda per un intervento di ricostruzione del nervo dell'arto superiore. Verso fine agosto era stata annunciata la decisione del ragazzo di costituirsi parte civile al processo contro i quattro giovani indagati, per il riconoscimento dei danni subiti. Inizialmente gli imputati si erano avvalsi della facoltà di non rispondere. Il 18 gennaio erano arrivate le condanne, che andavano dai 5 ai 9 anni di reclusione.

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