Cileno ucciso, il colpo sparato "quasi a bruciapelo"

Alessandro Amigoni, vigile accusato dell'omicidio volontario di un sudamericano in fuga, avrebbe esploso il colpo di pistola da una possibile distanza tra "60 centimetri e due metri"

Quasi a bruciapelo. "Da un minimo di sessanta centimetri ad un massimo di due metri e 80 centimetri circa".

Sarebbe questa la distanza, secondo la perizia disposta dal pm di Milano Roberto Pellicano, da cui avrebbe esploso il colpo di pistola Alessandro Amigoni, l'agente di polizia locale accusato di omicidio volontario per aver sparato e ucciso, il 13 febbraio scorso, un cileno di 28 anni nel corso di un inseguimento in zona Parco Lambro.

A partire dall'analisi dei fori di entrata e uscita del proiettile, una serie di valutazioni, in sostanza di tipo geometrico, hanno portato il consulente a giudicare il colpo esploso da distanza molto ravvicinata. 

Amigoni, nel corso dell'interrogatorio reso il giorno stesso della sparatoria, aveva detto di aver visto un'arma impugnata da uno dei due fuggitivi, parlando di una distanza di 15 metri circa. "Ho incamerato il colpo in canna ed ho fatto fuoco a scopo intimidatorio" aveva messo a verbale, "sparando sulla mia sinistra contro un terrapieno in modo da non creare pericolo per nessuno". 

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