Blitz degli animalisti nei laboratori in Statale, liberate le cavie: "Persi così anni di ricerche"

Al processo contro gli animalisti per il blitz del 2013 in Statale parla il rettore, Vago

Un momento del blitz

Quell'azione ha causato la "perdita dei finanziamenti e dei dati". Lunedì, Gianluca Vago - rettore della Statale di Milano - ha parlato come testimone al processo contro gli animalisti di "Coordinamento fermare Green Hill" che ad aprile del 2013 avevano occupato gli stabulari del dipartimento di Farmacologia di via Vanvitelli e avevano liberato diverse decine di cavie e un coniglio

Quel giorno, cinque manifestanti avevano fatto irruzione nel dipartimento e si erano letteralmente barricati all'interno dei laboratori. In serata, dopo un confronto con lo stesso Vago, erano usciti portando via con sé le gabbie di alcuni animali sui quali erano già stati condotti esperimenti e ricerche. Tre di quegli attivisti - due hanno già patteggiato - sono ora a processo per violenza privata, occupazione di edificio e terreno pubblico e danneggiamento aggravato

E lunedì è stata proprio la volta di Vago di comparire in aula. L'azione degli animalisti - le parole del rettore - ha avuto come conseguenza la "perdita dei finanziamenti legati alle singole ricerche già in corso oltre alla perdita dei dati degli esperimenti in corso che bloccò ulteriori ricerche e i finanziamenti che queste avrebbero generato". 

Fuori dal palazzo di giustizia, come già successo nelle precedenti udienze, si sono radunati alcuni manifestanti che hanno voluto far sentire la loro vicinanza ai ragazzi a processo esponendo cartelli con la scritta "Apri ogni gabbia".

Video | Il laboratorio occupato dagli animalisti

animalisti blitz statale-2

"Per noi e per chi ci sostiene - hanno spiegato nel comunicato in cui annunciavano la protesta - è stata un’azione di disobbedienza civile, un atto di rottura che ha richiesto molta determinazione e molto coraggio perché coscienti che ci sarebbero state delle conseguenze penali. Denunciare pratiche di reclusione e tortura forzando le porte di quei luoghi dove ogni giorno avvengono questi crimini è ritenuto un atto illegale perché presuppone che si debbano infrangere delle leggi". 

"Il linguaggio giudiziario - la teoria degli animalisti - è piuttosto mistificatorio a riguardo laddove definisce violenza privata l’atto di essersi incatenati per il collo per bloccare l’accesso all’edificio e non riconosce che all’interno di quello stesso edificio vi fossero, e vi sono tuttora, migliaia di corpi imprigionati, ammassati in piccoli contenitori, costretti a movimenti frenetici e sempre uguali nel continuo tentativo di liberarsi, sottoposti a un dolore fisico e a una violenza psicologica intollerabili"

Il prossimo 26 marzo in tribunale verranno ascoltati i tre imputati e i testimoni della difesa, mentre il 26 sarà la volta della difesa. 

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