Il receptionist dell'ostello in centro e il traffico di cocaina pura dall'Olanda a Milano: 16 arresti

Sgominate tre cellule di trafficanti. In manette in 16, tra cui un receptionist. Tutti i dettagli

Hashish e cocaina sequestrati

Cinquantatré anni, un passato immacolato - che gli è valso anche la cittadinanza italiana -, una famiglia normalissima e un lavoro, anche quello regolare, da receptionist in un ostello del centro. L'identikit perfetto dell'uomo insospettabile, insomma. Un "insospettabile" che proprio sfruttando la sua facciata da uomo normale era in grado di muovere chili e chili di droga in giro per l'Europa fino a Milano. 

Un 53enne marocchino è stato arrestato martedì mattina dagli uomini della sezione antidroga della Squadra Mobile di Milano - guidata dal dirigente Domenico Balsamo - in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico internazionale di droga. Nella stessa ordinanza sono finiti altri sedici uomini - tutti marocchini, sette dei quali sono ancora ricercati -, tutti ritenuti a vario livello importatori di droga e spacciatori. 

Il receptionist e il gancio in Olanda per la coca

Uno dei nomi più "forti" che emerge dall'inchiesta - iniziata nel 2016 - è proprio quello di Abdelhak, il receptionist 53enne impiegato in una struttura del centro che dietro l'apparenza di una vita normale aveva costruito una grande carriera da trafficante. 

Grazie a un gancio in Olanda, un altro insospettabile, un suo familiare, l'uomo era riuscito ad avere accesso a carichi di droga arrivati direttamente dal Sudamerica e portati in Italia grazie a un'auto che lui stesso aveva acquistato e fatto modificare in un'officina di Rotterdam, dove degli specialisti avevano creato un vano quasi inaccessibile all'interno della ruota destra. 

Foto - La macchina modificata

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Quasi, appunto. Perché a febbraio del 2017, quando gli uomini della Mobile gli stavano addosso già da un po', Abdelhak e il suo gruppo avevano subito un brutto colpo: il sequestro di quasi cinque chili di cocaina, pura all'80%, che un corriere stava trasportando in Italia per loro dal porto di Rotterdam.

Il "mulo" era stato fermato, su indicazione degli agenti milanesi, al valico di Vipiteno ed era stato arrestato. La stessa sorte che martedì è toccata al receptionist, preso dai poliziotti proprio nel "suo" ostello. 

Foto - La rotta della cocaina verso l'Italia

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L'altro gruppo specializzato in "fumo"

Al portiere marocchino i segugi della Mobile erano arrivati grazie a un altro gruppo di trafficanti, i primi a finire nel mirino di investigatori e inquirenti. Tutto era nato, infatti, dagli accertamenti su Rachid El Bouazzaoui, un 41enne sospettato di importare hashish dal Nordafrica. 

Un sospetto che il 14 aprile 2016 è diventato realtà, quando l'uomo è sfuggito alla polizia infilandosi nella metro di Famagosta dopo un folle inseguimento e lasciando nella sua Audi A4 128 chili di hashish appena fatti arrivare dal Marocco passando per la Spagna. La sua fuga è finita tre mesi dopo, quando la polizia ha trovato in un'altra sua macchina e in casa sua 72 chili di hashish e poco più di un chilo di cocaina. 

Foto - La fuga di Rachid in metro

rachid fuga metro-2

A certificare la forza di Rachid sul mercato sono gli altri sequestrati effettuati sempre al suo gruppo: i 17 chili di cocaina e i 107 mila euro in contanti presi alla polizia a giugno 2016 a Rozzano e i 30 chili "strappati" ai trafficanti fermati sulla A1 a bordo di una Citroen C5. 

Proprio dopo quei colpi, Rachid e i suoi si erano rivolti al gruppo del "receptionist" per avere un carico di "coca" permettendo così all'inchiesta di svoltare verso altre direzioni. 

I rifornitori di Milano est

Non solo il receptionist e Rachid, però. Perché a Milano - "Una città dove i trafficanti ragionano come imprenditori", la riflessione di Domenico Balsamo - c'era un terzo gruppo: anche loro trafficanti di buon livello e anche loro in contatto con gli altri due gruppi perché, ha chiarito il capo della Mobile, Lorenzo Bucossi, "è molto comune che i trafficanti si aiutino tra loro". 

Specialità della terza "cellula" era l'hashish, anche in questo caso fatto arrivare dal Nordafrica attraverso la Spagna e la Francia fino a Milano. A loro, a ottobre 2016, sono stati sequestrati trenta chili di hashish trovati in una macchina intestata a un prestanome e lasciata vicino casa di uno dei capi, residente a Rodano. 

La loro zona di competenza, stando alle indagini, comprendeva tutta la zona Est della provincia di Milano, dove la gestione dello spaccio era quasi tutta in mano a loro. 

Era, però. Perché la polizia, che durante le indagini ha messo le mani su 24 chili di cocaina e 262 di hashish, martedì ha eseguito le ordinanze di custodia cautelare arrivate al termine della lunga indagine e ha scritto la parola fine sui tre gruppi di trafficanti. 
 

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