Enzo "don Misio", il consigliere comunale autista del boss e amico della 'ndrangheta

Tra gli arrestati nella locale di Legnano-Lonate c'è anche un consigliere di Ferno

Misiano, responsabile Fratelli d'Italia, con Giorgia Meloni

Su Facebook, dove campeggia la foto di un leone con la scritta "Sempre a testa alta", si chiama "Don Misio", con quel "don" che adesso suona in un modo diverso. Proprio su quel profilo Facebook, nel lontanissimo 23 gennaio del 2009, lui stesso aveva condiviso la foto di Marlon Brando nei panni di Vito Corleone nel kolossal "Il padrino". Per gli altri, per i capi della "locale", invece era molto più semplicemente - forse simpaticamente - "ciccio bello". 

Un "ciccio bello" che però tornava sempre utile: per fare l'autista, per ricevere dritte sui terreni e per capire come aggirare i controlli delle istituzioni. Perché in fondo Enzo Misiano - quarantuno anni e una lunga carriera politica alle spalle - un uomo delle istituzioni lo era davvero, come certificano il suo posto in consiglio comunale a Ferno dal giugno 2017 e il suo ruolo di responsabile di Fratelli d'Italia a Ferno e Lonate.

Da giovedì il suo nome invece è anche in un'ordinanza di custodia cautelare dei carabinieri, che hanno arrestato trentaquattro persone - ventisette in cella e sette ai domiciliari -, tutte ritenute parte a vario titolo della "locale" di Legnano-Lonate Pozzolo, diretta emanazione settentrionale della cosca di Cirò Marina "ribattezzata" Farao Marincola. 

Enzo, l'autista del boss

Il 41enne - così recita la richiesta di custodia cautelare - è considerato "trait d'union tra l'ambiente politico locale ed esponenti di spicco della cosca mafiosa". 

È la stessa richiesta di custodia cautelare a raccontare un episodio che cristallizza la posizione di Misiano: il 16 maggio 2017 e il 1 dicembre 2017 Giuseppe Spagnolo viene a Legnano per incontrare i vertici della "locale" che si sta ricostruendo con un accordo tra il capo Vincenzo Rispoli e i "soci" Mario Filippelli ed Emanuele De Castro. 

Quello di Spagnolo non è un cognome da poco: "Peppe u banditu", poi finito in manette a gennaio del 2018 nell'operazione Stige, è infatti - stando alle indagini - un "elemento di spicco della cosca Farao Marincola" e viene a Legnano per sancire la pace tra Filippelli e De Castro, che rischiano di dare vita a una scissione.

A guidare la macchina di Spagnolo verso i luoghi degli incontri è proprio Enzo Misiano, che in quegli stessi luoghi è consigliere comunale. 

La pace e i parcheggi 

I summit, in pieno stile 'ndranghetista, si chiudono con la pace e con la "rinascita" della locale, che a quel punto mette gli occhi sui parcheggi attorno a Malpensa, riuscendo a "portarne a casa tre". Trovare i terreni è il compito di De Castro, che diventa cassiere della 'ndrina. 

Il suo riferimento nelle operazioni è - sempre secondo l'inchiesta - proprio Misiano, quel Misiano che lui più volte, intercettato, chiama "ciccio bello" durante gli incontri per discutere di affari. 

Spesso accanto a Misiano scende in campo anche Francesco Basile: quarantadue anni, ex poliziotto, marito della sorella del consigliere e condannato in passato a quattro anni e dieci mesi di carcere per spaccio e accesso abusivo a sistema informativo. Molto spesso, terminati gli incontri, Misiano - che è titolare al 50% di un parking a Malpensa - chiama proprio Basile, che di quel parking è l'unico dipendente e che adesso, proprio come il cognato, è in cella con l'accusa di associazione mafiosa.

La corsa al comune

Non solo parcheggi, però. Perché le mani della 'Ndrangheta puntavano anche al comune. Dopo aver favorito l'elezione di Danilo Rivolta, poi arrestato nel 2017, la "locale" avrebbe deciso di sponsorizzare una candidata alle ultime elezioni comunali con i propri voti. 

A raccogliere quei voti, a convogliarli, sarebbe stato ancora lui, "don Misio".

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Quell'operazione, però, era fallita e la candidata sindaca aveva perso la sua battaglia elettorale. Pochi mesi dopo, e quella è la sconfitta definitiva, sono arrivate le manette dei carabinieri. 

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