Droga, prostituzione e rapine, sgominata 'la banda' di Chinatown

Sono stati arrestati nella mattinata di mercoledì gli ultimi 10 cinesi coinvolti nell'indagine 'China Blue', durata tre anni

Rissa in Chinatown

Droghe, bische, prostitute, rapine e estorsioni erano cosa loro, il cerchio è stato chiuso. Almeno così appare alle forze dei carabinieri che hanno condotto le indagini contro la criminalità organizzata made in China, nonostante la cautela sia d'obbligo. Di fatto, sono stati arrestati nella mattinata di mercoledì gli ultimi 10 cinesi coinvolti nell'indagine 'China Blue', durata tre anni.

Il filone investigativo - apertosi dopo l'inasprirsi degli episodi di violenza nella chinatown milanese, culminato con l'omicidio di  Libin Hu, 22 anni, a colpi di machete durante una festa di compleanno dentro la discoteca Parenthesis, nel febbraio del 2009 – ha portato alla luce l'esistenza di un agguerrito sodalizio criminale. Tutti giovani di nazionalità cinese, responsabili di associazione per delinquere finalizzata a estorsioni, rapine ed al traffico di sostanze stupefacenti. 

La lotta per la 'piazza' di via Paolo Sarpi aveva portato ad una guerra tra i gruppi di Brescia, Torino e Milano. Non era perciò raro assistere a vere e proprie zuffe per le strade del quartiere milanese. Tutto per accaparrasi il controllo sul traffico di ketamina e altre droghe, le bische, la prostituzione, le rapine e l'estorsione.

Si è arrivati a loro grazie ad un'intensa attività da parte dei militari che sono riusciti a rompere il tradizionale muro di omertà che caratterizza la comunità cinese. La banda infatti si muoveva solo ed esclusivamente all'interno della stessa comunità, quindi anche le vittime erano di origine asiatiche.

Gli arresti di mercoledì completano l’opera di disarticolazione dei vari gruppi criminali aggrediti dalle indagini, intervenendo nei confronti di una delle bande più pericolose e strutturate, il cui capo era latitante da oltre dieci anni, responsabile di numerosi episodi estorsivi e rapine ai danni di ristoratori, parrucchieri e centri massaggi.

Un duro colpo che, però, come ricordano gli stessi investigatori non può considerarsi definitivo, per lo più se si considera che la comunità cinese sul territorio è articolata e in continua espansione.

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