Faida per le piazze di spaccio a Comasina: 9 arresti dopo violento blitz in una carrozzeria

C'è un processo di ridefinizione dei nuovi poteri forti: famiglie pronte a mostrare i muscoli per affermare o conquistare il controllo di un territorio crocevia della cocaina a Milano

Il 12 marzo avevano fatto vedere i muscoli. In nove, armati fino ai denti, erano entrati attorno alle 11.30 nella New Car srl di via Arrigo Boito, a Novate Milanese. Dopo aver rinchiuso i dipendenti dell'autofficina in uno stanzino del capannone si erano scagliati contro il gestore, Massimiliano T., 42 anni e vecchi precedenti penali e fratello di Sergio, già in manette per motivi di droga. Il commando lo aveva massacrato e aveva cercato di caricarlo in un'auto, poi, con una cesoia, aveva perfino provato ad amputargli una mano, prima di fuggire con un borsellino. 

Video: il blitz del commando nella carrozzeria

Ora, a distanza di soli quattro mesi, i responsabili sono stati arrestati dai carabinieri del Comando provinciale di Milano. I nove fermati - tutti pregiudicati di lungo corso - sono stati ammanettati a partire dalle 3 di mercoledì. Sono accusati a vario titolo di rapina a mano armata, lesioni personali, sequestro di persona e porto abusivo di armi. Tra i fermati c'è un nome particolare, quello di Rocco Ambrosino, tra i titolari della prima officina sorta in quel capannone, l'Ambrocar Desing. Ci sarebbe anche lui nel commando che del blitz per picchiare e rapire quello che una volta era stato suo 'socio'.

Un elemento che però non ha sorpreso i militari del Nucleo investigativo di via Moscova, guidati da Michele Miulli. La rapina in questione fin dai primi minuti era sembrata strana per tante ragioni. Innanzitutto per il luogo: il locale della carrozzeria in questione è più volte finito nelle carte delle indagini che hanno riguardato la 'mala' che mantiene le redini dello spaccio tra Comasina, Bruzzano e Quarto Oggiaro. Un'altra incongruenza con la rapina era stato proprio l'atteggiamento anomalo dei nove: nessuno aveva cercato di arraffare i beni presenti, ma erano fuggiti solo un borsellino. Dimostrando che il loro era più che altro un blitz: anche se resta da capire se si puntava a 'punire' o a 'dimostrare' qualcosa. E il muro di omertà - da parte delle vittime - con il quale si sono scontrati durante le indagini, che hanno portato anche a cinque arresti in flagranza per droga.

Non parlava nessuno, hanno spiegato i detective. Benché molte delle persone aggredite - stando a quanto certificato dalle intercettazioni tecniche - avessero riconosciuto Ambrosino e altri membri del commando, tra i quali c'erano altri ex collaboratori dell'officina. L'unico supporto per le indagini è arrivato dalla testimonianza di un altro imprenditore della zona, che aveva assistito alla parte finale dell'assalto, e dalle telecamere che quel lunedì 12 marzo avevano registrato l'arrivo e la fuga del gruppo armato. 

Indagini tradizionali e tecniche - mano nella mano - hanno portato i carabinieri a trovare i nome di ciascuno dei membri del commando: sei italiani, un romeno, un peruviano e un keniota. Dopo quell'assalto, tra l'altro, c'è stata una escalation violenta contro alcuni dei nove personaggi finiti in manette con l'operazione denominata 'Sangue blu'. E' legato al nome del personaggio della serie Tv Gomorra, utilizzato come immagine di un gruppo Whatsapp usato dal commando per comunicare. 

L'ondata di violenza - oggetto di altre indagini - ha riguardato in parte la famiglia di Ambrosino. Pochi giorni dopo i fatti ai suoi genitori, spiegano gli investigatori che lo hanno appreso dalle intercettazioni, sarebbero stati recapitati diversi proiettili. Anche l'auto della famiglia è stata data alle fiamme. Così come è stata incendiata l'auto di un altro degli indagati, all'esterno dal carcere di Bollate dove si trova recluso in semilibertà col permesso di uscire a lavorare. E per ultimo, non per importanza, la sparatoria in via Carbonia dove è stato gambizzato Massimiliano Lo Bue, un 27enne finito tra gli arrestati di mercoledì perché faceva parte del gruppo armato del blitz.

Proprio questi episodi avevano in qualche maniera 'terrorizzato' i nove arrestati. Tant'è, che per paura di ulteriori ritorsioni, ciascuno di loro aveva cercato il modo per allontanarsi dai quartieri. Secondo quanto rivelato dai militari, lo stesso Massimiliano T. aveva incontrato Ambrosino per tentare di trovare una soluzione diplomatica. Dimostrazione di quanto questi quattro mesi siano stati 'sofferti' per i nove del commando è il fatto che al momento dell'arresto nessuno di loro si trovasse nel proprio domicilio.

Video: gli indagati di Red carpets si incontrano nella carrozzeria

Questi arresti confermano come la situazione della Comasina, di Bruzzano e Quarto Oggiaro per il momento sia del tutto incerta. Dopo la recente operazione del Commissariato 'Red carpets' che ha portato all'arresto di 23 persone, tra le quali anche Roberto Dagnano, un sovrintendente della polizia 'infedele', che frequentava assiduamente la Ambrocar oggi New Car, e di nomi di peso come Laurence Rossi, Luca Saccomano e Cristofer Scirocco, nipote del boss Pepè Flachi. C'è un processo - faida? - di ridefinizione dei nuovi poteri forti: famiglie pronte a mostrare i muscoli per affermare o conquistare il controllo di un territorio crocevia della cocaina a Milano.

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