"Il grano se l'è preso": soldi e regali al manager pubblico per "fare affari" all'Ortomercato

In manette l'ex direttore generale di Sogemi e due imprenditori. Così funzionava il loro 'patto'

Un momento delle intercettazioni

Ormai, per dirla con le parole di uno degli investigatori, avevano quasi creato un "impero" all'Ortomercato. Avevano avuto la forza, nei mesi scorsi, di assumere praticamente tutti gli operai di una coop rivale, eliminando in un solo colpo la concorrenza. E così tutti i servizi di facchinaggio, o quasi, erano nelle loro mani, nonostante una serie di violazioni che non erano sfuggite agli organi di controllo. E che, hanno accertato le indagini, venivano nascoste o minimizzate da chi "controllava i controllori". 

Bomba corruzione sull'Ortomercato di Milano, finito al centro di un'inchiesta della Squadra Mobile di Milano, guidata dal dirigente Marco Calì. All'alba di martedì tre persone sono state arrestate e messe ai domiciliari con le accuse, a vario titolo, di istigazione alla corruzione e corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio. 

Corruzione all'Ortomercato, gli arrestati

In manette sono finiti Stefano Zani, 53enne ex direttore generale e attuale capo della direzione affari generali di Sogemi - la società che gestisce tutti i mercati agroalimentari all’ingrosso della città -, il 62enne Giorgio Gnoli e il suo braccio destro, il 54enne Vincenzo Manco, entrambi responsabili della società Ageas, un consorzio di cooperative che gestisce le attività di facchinaggio all'Ortomercato. 

I fari sui tre si sono accesi a inizio 2018, quando uno degli ispettori di Sogemi ha riferito alla polizia di strani movimenti in favore proprio dell'Ageas e ha raccontato di essere stato avvicinato da due dei vertici del consorzio che gli avevano proposto soldi o assunzioni di amici in cambio di qualche occhio chiuso sulle verifiche. 

Il dipendente della controllata del comune - che poco dopo avrebbe ricevuto a casa un proiettile e una lettera minatoria - aveva categoricamente rifiutato e si era rivolto agli investigatori. Diverso, decisamente diverso, invece, il comportamento dell'ex direttore generale Zani. 

Video | "Gli porto sti 2mila euro...."

Cene e regali dal capo della Coop

A descrivere perfettamente il quadro sono le parole di Marco Calì e Gianni Di Palma, dirigente della IX sezione della Squadra Mobile di Milano: l'ex direttore avrebbe infatti favorito "Ageas nella scalata per occupare tutte le attività all'interno del mercato ortofrutticolo per la lunga amicizia a cui è legato da Gnoli". L'imprenditore 62enne avrebbe infatti guidato, quasi telecomandato, tutte le operazioni di Zani per continuare a mantenere il suo ruolo di comando. 

Non solo "amicizia", però. Perché quando serviva Gnoli e socio sapevano convincere Zani, da buoni burattinai, con regali, cene - anche di lusso -, soldi - ci sarebbe almeno un "versamento" da 2mila euro - e altri favori, come l'assunzione di un'amica proprio in una delle loro coop. 

Il compito che spettava all'ex dg di Sogemi era semplice: era lui a "nascondere" le mancanze delle varie coop, dai contributi non versati alle mancate assunzioni dei dipendenti. Per quelle violazioni, infatti, le aziende subiscono multe salate e sospensioni dal servizio: tutte punizioni che Zani, stando alle indagini, avrebbe più volte evitato alle varie coop di Ageas, che continuavano così a lavorare tranquillamente. 

Video | Le intercettazioni: "Voi dovete essere presenti"

Il tentativo di corruzione e i "modi criminali"

E quando il direttore non bastava più, i due imprenditori non si sarebbero fatti problemi a cercare altri burattini da manovrare. Così a gennaio 2018 sarebbero finiti proprio nell'ufficio dell'ispettore che gli avrebbe detto no e poi, da lì a poco, li avrebbe denunciati. Lo stesso ispettore che - e potrebbe essere più che una sinistra coincidenza - a maggio 2018 ha ricevuto a casa un proiettile.

Il lavoro della Mobile, però, era ormai partito e, dopo le perquisizioni di dicembre, questo sembravano averlo capito anche i tre arrestati che, parole degli investigatori, hanno iniziato da quel momento "a usare tecniche tipiche dei criminali cercando di sfuggire ai controlli". 

"Il grano se l'è preso"

Così, i loro cellulari sono diventati "muti", gli appuntamenti venivano fissati attraverso la mediazione di altre persone - ci sono altri due indagati - e i contatti ridotti praticamente a zero. Ma, ormai, era tardi.

A parlare per loro, in una sintesi quasi da film, è la voce di Gnoli, che - intercettato - organizza tutto con il suo complice, che propone anche di fotografare Zani, probabilmente per ricattarlo. 

"Lo vedo a mezzogiorno, quando rientriamo, andiamo su e gli faccio un ennesimo discorso - dice il 62enne - Gli porto sti 2mila euro e vediamo cosa salta fuori". E quindi, poco dopo: "Il grano se l'è preso". 

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