Milano, 330mila euro in contanti, 15 chili di cocaina purissima: blitz contro i narcos italiani

L'operazione dei carabinieri ha portato all'arresto di 15 persone, specializzate nel traffico di cocaina. Durante le indagini sono stati sequestrati oltre 300mila euro cash, armi e droga

Il blitz a casa di Il Mulo

Inondavano di cocaina i loro territori e facevano la bella vita. Spesso agivano coperti dalle famiglie e, con la complicità di padri, madri e figli, riuscivano a gestire l'attività di spaccio all'ingrosso. Sono stati incastrati dai militari di Legnano. Sono quindici le persone arrestate e tre quelle denunciate (dieci italiani e otto stranieri) al termine di un'indagine che ha permesso di sequestrare anche 15 chili di cocaina e 330mila euro in contanti. L'operazione - denominata 'Boxes'  - è stata portata a termine all'alba di giovedì mattina dai carabinieri della Compagnia di Legnano.

Video: ecco le immagini del blitz

A ricostruire le indagini è il Comando provinciale dell'Arma di Milano, spiegando che i provvedimenti cautelari sono stati emessi dal gip del Tribunale di Busto Arsizio, Nicoletta Guerrero, su richiesta del pm Martina Melita che ha coordinato l'indagine partita nel settembre 2018 su un traffico di oltre 50 chili di cocaina che più gruppi criminali attivi sull'asse Novara-Turbigo-Legnano (Milano), immettevano sulle piazze di spaccio dell'hinterland Nord di Milano e nelle province di Varese, Mantova e Reggio Emilia. Durante il blitz finale sono scesi in campo 115 militari e 50 mezzi dei carabinieri.

Chi sono gli arrestati? Il 'Gigante' e sua madre 'Pilotina'

Tra i destinatari della misura d'arresto ci sono R.M., 30enne, detto 'Gigante' per la sua corporatura imponente, e sua madre F.L. 55enne, detta 'Pilotina', per essere sempre lei alla guida dell'auto con cui trasportavano lo stupefacente. La donna allo stato attuale risulta irreperibile. Sono entrambi cittadini albanesi, residenti a Bellinzago Novarese (No). Per i carabinieri erano loro il primo canale di approvvigionamento della cocaina, il ponte con i produttori. 

Il 'Mulo', suo padre 'Netturbino' e sua madre 'Vedetta'

Il secondo punto di snodo della sostanza stupefacente era una casa di corte in via Don Bossi a Turbigo (Mi). Lì vivevano gli altri arrestati. J.A. italiano 38enne, detto il 'Mulo' per essersi fatto realizzare da un suo conoscente un poster che riprendeva la locandina del film 'The Mule' di Clint Eastwood alla quale aveva fatto sostituire l'immagine dell'attore con una propria, suo padre E.A., 59enne, detto 'Netturbino', responsabile dello smaltimento dei residui di lavorazione della droga, e sua madre M.P., 58enne, detta 'Vedetta', poiché quando avvenivano le consegne di stupefacenti in favore di suo figlio, si posizionava sul ballatoio di casa al primo piano, e osservava la zona per scorgere eventuali pericoli. La donna è destinataria di un provvedimento di obbligo di dimora. 

'Kojak', sua moglie la 'Commessa', 'D'Artagnan', il 'Padrino' e il 'Mongolese'

A finire in manette c'è anche un gruppo criminale di cinque persone residenti a Legnano, punto di arrivo di grandi quantità di stupefacenti e distributori 'all'ingrosso', verso intermediari spacciatori nelle province di Varese, Mantova e Reggio Emilia. C.O., 33enne detto 'Kojak' per via della testa pelata. Sua moglie L.N., 29enne albanese detta la 'Commessa', perché addetta al negozio di abbigliamento che la famiglia del marito gestisce in pieno centro di Legnano. E suo padre G.O., 57enne di Sassari, detto 'D'Artagnan' per la forma guascona del pizzetto. Tutti residenti a Legnano in via Barbara Melzi.

Poi ancora, R.S., 68enne legnanese, detto il 'Padrino', per esserlo stato al battesimo del figlio di 'Kojak' e la 'Commessa', residente in via Cuzzi. Poi c'è E M.S., 47enne legnanese detto il 'Mongolese' e residente in via Monte Nevoso. 

'Professore', 'Pizzetta' e gli altri

Si aggiungono all'elenco degli arrestati anche i loro clienti. O.P., 46enne di Gorla Maggiore (Va), detto 'Professore' per l'atteggiamento saccente, già arrestato ad ottobre del 2018 e trovato in possesso di un chilo di cocaina e 60mila euro in contanti. A.G., 28enne di nazionalità albanese, residente a Legnano. E.S., 39enne marocchino, residente a Poggio Rusco (Mn). M.C., 34enne di nazionalità marocchina, residente a Serravalle Scrivia (Al) dove ha recentemente acquistato casa, già arrestato in flagranza nel gennaio del 2019, quando venne trovato in possesso di 100 grammi di cocaina e circa 6.500 euro in contanti. S.C., 34enne di Busto Garolfo (Mi). Y.E., 39enne marocchino, residente a Busto Arsizio (Va). R.T., 31enne legnanese, detto 'Pizzetta', perché lavora come pizzaiolo nel ristorante di famiglia in centro a Legnano, arrestato nel gennaio del 2019 perché trovato con circa 400 grammi di stupefacente e 4mila euro.

Le indagini nascono da 'Tequila – La cicala'

Nelle varie fasi delle investigazioni sono state dieci le persone arrestate in flagranza di reato. Di queste, nove sono ancora destinatarie delle misure cautelari del 7 maggio. L'indagine nasce dal prosieguo di una precedente attività investigativa conclusa nel 2017 sempre dai carabinieri del Nor di Legnano, l'operazione 'Tequila – La cicala', che portò all'arresto di dieci persone per spaccio di ingenti quantità di stupefacenti tra Villa Cortese (Mi), all'interno del bar 'Cicala', e San Giorgio su Legnano (Mi). All'epoca fu smantellata un'organizzazione composta da due famiglie albanesi, a una delle quali è stato recentemente sequestrato per confisca un ristorante acquistato con i proventi dell'attività illecita. 

Dall'analisi delle frequentazioni tra il capofamiglia degli albanesi sono emersi assidui rapporti con il 'Padrino', arrestato con l'ultimo blitz. L'uomo malgrado il tenore di vita medio-alto che conduceva non svolgeva di fatto alcuna attività ma in cambio aveva innumerevoli contatti con soggetti noti alle forze dell'ordine per spaccio di stupefacenti di Villa Cortese (Mi) e Legnano (Mi). Così sono iniziati i primi servizi di pedinamento. L'attività ha permesso di notare comportamenti anomali dell'uomo che andava spesso a Villa Cortese (Mi) con la sua Renault Clio nuova. La parcheggiava lì e poi ripartiva a bordo di una piccola citycar nera, una Peugeot 107, sempre a lui intestata. 

Una serie di servizi dedicati ha permesso ai militari di Legnano di individuare un box in via Lussemburgo 15 proprio di Villa Cortese (Mi) dove il 'Padrino' custodiva l'autovettura. Le modalità con cui l'auto veniva utilizzata, il fatto che parcheggiasse la Renault molto distante per poi andare a piedi a prendere la Peugeot 107, hanno insospettito ancor di più gli investigatori. Che per questo hanno così deciso di chiedere al pm inquirente di attivare le intercettazioni telefoniche e ambientali.

Il fulcro dell'organizzazione in un negozio di Legnano 

Il complesso delle attività investigative svolte ha consentito di individuare i componenti del gruppo criminale operante su Legnano (Mi) e, non senza difficoltà, il modus operandi attuato nella distribuzione della sostanza stupefacente. In particolare, 'Kojak' è stato individuato come l'organizzatore delle attività criminali. Aiutato dal padre, 'D'Artagnan', e dalla moglie, 'Commessa': entrambi pienamente consapevoli del reale 'mestiere' del congiunto a cui, in più occasioni, hanno dato supporto. Usavano come copertura delle proprie attività illegali proprio il negozio di abbigliamento Outlet di capi firmati in pieno centro di Legnano (Mi), nelle adiacenze della Piazza San Magno. Il Padrino ed il Mongolese erano membri operativi del 'sistema'.

Le auto tutte uguali usate solo per trasportare la droga 

Il gruppo criminale di Legnano aveva a disposizione almeno tre autovetture tutte dello stesso tipo, in particolare 2 Peugeot 107 ed una Citroen C1. Tutte nere e munite di un vano nascosto ricavato all'interno dell'auto, per trasportare la cocaina. Erano parcheggiate in maniera casuale in almeno 5 garage (boxes, per questo l'operazione è stata denominata così). Due a Villa Cortese (Mi) e tre a Legnano (Mi). Le citycar nere erano usate esclusivamente per la consegna della droga. Con le piccole auto venivano fatti i viaggi di consegna non solo nel circondario e nella provincia di Varese ma anche a Reggio Emilia e a Poggio Rusco (Mn), dove i carabinieri della Compagnia di Gonzaga, in due distinte circostanze, sono riusciti a monitorare l'incontro e lo scambio con l'acquirente. Un pusher locale, anch'egli destinatario di un provvedimento di arresto.
 
Per il fornitore e per ogni cliente il gruppo di 'Kojak' aveva un luogo di incontro per lo scambio della droga e un luogo di incontro per il ritiro del denaro. Due luoghi distinti, due momenti distinti. La droga che arrivava al gruppo Legnanese veniva consegnata a Villa Cortese (Mi) in una via a ridosso di un parco pubblico, e lo scambio avveniva in orari stabiliti nell'incontro precedente. Il fornitore era il 'Mulo'. Il trasporto della droga avveniva con un'autovettura a lui in uso ma non intestata, munita di un vano nascosto realizzato sotto i sedili posteriori. Il pagamento avveniva sempre con le stesse modalità ma in una via di Legnano, nei pressi di un'area di cantiere abbandonata. La consegna del denaro al 'Mulo' veniva effettuata direttamente da 'Kojak'. 

Il modus operandi della banda

Compreso il modus operandi dei narcos di Legnano, i militari sono passati all'opera. Così, durante un servizio di osservazione, dopo uno scambio di droga, hanno arrestato il 'Professore'. I carabinieri avevano notato l'arrivo del 'Padrino' alla guida della Peugeot 107 nera sul luogo della consegna, un campo sportivo del comune di Villa Cortese (Mi). Appena parcheggiato, era stato raggiunto da un uomo alla guida di una Volkswagen Up al quale aveva ceduto un involucro voluminoso subito nascosto nel cofano della piccola utilitaria tedesca, bloccata poco dopo a Legnano. Alla guida c'era il 'Professore'. E nel baule posteriore della Volkswagen, utilizzando lo spazio della ruota di scorta come contenitore, era stato realizzato un portello di chiusura in acciaio che lo rendeva inaccessibile. Trovato il meccanismo di apertura, all'interno era stato rinvenuto un 'panetto' di cocaina purissima di oltre un chilogrammo ed un sacchetto con 12 mazzette da 5mila euro ognuna, per complessivi 60mila euro. 
 
Nel corso di analoghi controlli e verifiche i carabinieri hanno arrestato in flagranza altre quattro persone e sequestrato altri 8 chili di cocaina e oltre 45mila euro in contanti. In particolare proprio il 'Padrino' a bordo di una delle citycar nere era stato arrestato all'ingresso di uno dei box con tre chili di cocaina purissima, appena ritirata dal 'Mulo'. Nel box c'era anche una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa, perfettamente funzionante.

Le indagini contro il 'Mulo' e il blitz

L'indagine sul fornitore di Turbigo, A.J. il 'Mulo', ha permesso di capire come questo si avvalesse della rete di complicità familiare per garantire un costante presidio sulla corte, utilizzata per ricevere i clienti ed effettuare le consegne sempre di quantitativi superiori al chilogrammo. Durante i servizi di osservazione, i militari hanno notato che con cadenza settimanale o quindicinale arrivava una Peugeot 208 di colore bianco che entrava e usciva dopo pochi minuti. Una volta, l'auto era condotta da 'Pilotina mentre il passeggero era 'Gigante', suo figlio, che consegnava un sacchetto al 'Mulo'. Anche in questo caso, la consegna della droga e ritiro del denaro avvenivano in due momenti distinti. 

Due settimane dopo, al termine di un servizio di osservazione durato tre giorni consecutivi, i militari hanno notato la Peugeot bianca ritornare all'abitazione. Questa volta il conducente era proprio 'Gigante' con a bordo la moglie ed i figli di 7 e 5 anni. Dopo il solito scambio è scattato il blitz del Nucleo Operativo e Radiomobile dei carabinieri di Legnano che ha bloccato tutti i presenti. Il sacchetto appena consegnato al 'Mulo' conteneva 6 chili di cocaina purissima. All'interno dell'abitazione sono stati trovati 120mila euro e un ulteriore chilogrammo di cocaina purissima. Anche in questo caso, per ogni evenienza, il 'Mulo' aveva una pistola 7,65 clandestina con due caricatori completi di cartucce e perfettamente funzionante. Per le operazioni di taglio e riconfezionamento dei panetti si era attrezzato con una pressa, costruita dal nonno, posizionata sotto il grande poster che lo ritraeva nella posa de 'il Mulo'.

Video: l'arresto a sopresa, le immagini

A Bellinzago Novarese presso l'abitazione di 'Gigante' i militari hanno rinvenuto 105mila euro in contanti, sottoposti a sequestro. Il bliz si è concluso con l'arresto in flagranza di reato di tutti e cinque i presenti, il sequestro dello stupefacente, del denaro, della pistola e della pressa. L'operazione ha consentito di individuare il vertice del canale di approvvigionamento dello stupefacente proveniente dall'Albania attraverso il gruppo criminale a base familiare residente a Bellinzago Novarese. Il sistema dei narcos di Legnano-Turbigo è stato disattivato.


 

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