Dalla farmacia di Milano all'Iraq: la 'droga del combattente' passa da una truffa da 19 milioni

Il Nas ha arrestato 13 persone, tra questi il titolare della Farmacia Caiazzo (già al centro di un'indagine della Direzione distrettuale antimafia), Giampaolo Giammassimo, e un maresciallo dei carabinieri coinvolto. I farmaci venivano comprati truffando le case produttrici

La farmacia

Farmaci comprati a prezzi scontati a nome delle aziende sanitarie pubbliche - all'oscuro di tutto - e rivenduti in mercati paralleli all'estero, a prezzo pieno. Per un giro d'affari di 18/19 milioni di euro annui. E' l'impressionante meccanismo scoperto dai carabinieri di Milano, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia della procura di Milano, che hanno arrestato tredici persone in tutt'Italia. Tra i fermati, oltre a dottori farmacisti, c'è anche un maresciallo dei carabinieri che faceva da "consulente". 

La farmacia Caiazzo e i figli dei "mafiosi"

Al centro delle indagini dei miliari c'è la farmacia Caiazzo, nell'omonima piazza di Milano, già finita nelle pagine di cronaca per un altro procedimento penale nel 2016. All'epoca, le indagini del procuratore aggiunto Ilda Boccassini, avevano portato all'arresto del direttore delle poste di Siderno (Reggio Calabria), Giuseppe Strangio. L'uomo, secondo quanto scoperto dai magistrati milanesi, nel 2006 aveva acquistato la farmacia con l'impiego di denaro di provenienza illecita, con l'aggravante della finalità mafiosa. Insomma, il denaro usato per l'acquisto della storica farmacia Caiazzo "circa 220mila euro" - secondo le parole della procuratrice - sarebbe arrivato dalle cosche di San Luca (Reggio Calabria). "Ci ha stupito constatare come diversi giovani appartenenti a famiglie mafiose scelgano di laurearsi in Farmacia", aveva detto Ilda Bocassini: "Un lavoro che garantisce un reddito e un posto di lavoro sicuri oltre a una rispettabilità sociale".

Video: il comandante del Nas spiega l'indagine

A capo dell'organizzazione criminale - stando ai militari - c'era un soggetto di origine calabrese, Giampaolo Giammassimo, oggi titolare della farmacia - ma anche deposito farmaceutico - a due passi dalla Stazione Centrale. Era proprio dal deposito - riconducibile alla stessa partita iva della farmacia - che venivano acquistati i medicinali, in genere molto costosi, destinati a ospedali pubblici o privati. In particolare, farmaci indicati per cure oncologiche, virali, e per altre gravi patologie. Il prezzo d'acquisto era quello calmierato stabilito dall'Aifa, Agenzia italiana del farmaco. L'organizzazione agiva avvalendosi e sfruttando un fittizio accreditamento presso l'Aiop, Associazione italiana ospedalità privata.

"Abbiamo verificato - ha spiegato a MilanoToday il comandante del Nas di Milano, Salvatore Pignatelli - che si approvvigionavano di farmaci in maniera illegale e poi li rivendevano all'estero. Li vendevano a persone totalmente estranee al mondo della sanità. Tutti individui che non potevano più garantire il giusto processo di stoccaggio e commercializzazione del farmaco stesso".

La droga del combattente e il mercato parallelo

Le indagini - operazione denominata Contramal, dal nome del farmaco da cui è partito tutto - sono andate avanti con la collaborazione dei carabinieri di Milano, Monza, Roma, Napoli e Lucca. I militari hanno cominciato ad approfondire la questione nel gennaio 2017. Si stava investigando circa l'origine di un ricetta medica evidentemente irregolare dove si prescriveva il Contramal, un oppioide noto come 'droga del combattente' perché usato dai guerriglieri dell'Isis. "Le indagini sono partite da un fenomeno molto noto, cioè lo smercio di antidolorifici usati anche nel mercato della droga. Poi si è risalito al medico che aveva prescritto i farmaci a questi soggetti e poi al mercato parallelo", ha spiegato il sostituto procuratore David Monti.

Quanto scoperto adesso dai carabinieri del Nuclei antisofisticazioni e sanità di Milano porta alla luce un mercato rimasto finora estraneo ad ogni tipo d'indagine. Anche per questo - spiegano i militari impegnati nell'operazione - non si esclude che possa essere una 'tecnica' usata da altri farmacisti. Il maresciallo coinvolto - operativo su Milano, dopo un passato nei Nas - era considerato una sorta di consulente 'legale', per cui dava consigli all'organizzazione su come procedere con i loro reati. Complessivamente sono tante le accuse: a nove delle tredici persone coinvolte viene contestata l'associazione a delinquere. Sono accusati a vario titolo di truffa ai danni dell'Erario, truffa ad aziende farmaceutiche, autoriciclaggio, ricettazione di farmaci, somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Video: parla il sostituto procuratore 

"Il meccanismo che è stato portato alla luce - spiega a MilanoToday Monti - consiste nell'accaparramento di farmaci importanti per varie terapie e destinati agli ospedali. Acquisiti dalle case farmaceutiche e poi deviati verso mercati paralleli e illegali con soggetti provenienti dall'Egitto, dalla Cina, dall'Iran e dall'Iraq. Il margine di guadagno era molto ampio. Il prezzo di vendita per le aziende ospedaliere è, infatti, molto più basso rispetto al prezzo di vendita al privato".

Era un lavoro fatto bene. Tanto che nessuno ha notato nulla: "Durante le indagini - ha concluso infatti il sostituto procuratore - noi non abbiamo mai ricevuto una telefonata di denuncia dagli ospedali: non una".

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