Furto in casa dei genitori di Salvini: presi cinque ladri della 'banda della colla'

I cinque rei stavano viaggiando per l'Europa per rubare

I ladri che a metà agosto avevano svaligiato l'appartamento dei genitori del ministro dell'Interno, Matteo Salvini sono stati presi. Si tratta di cinque giovani ladri - tra i 26 e i 34 anni - di nazionalità georgiana, che nei quartieri di Bande Nere e Primaticcio, dove si trova la casa dei coniugi Salvini, avevano già scassinato circa sette case. I colpevoli, arrestati il 27 agosto, facevano parte di una banda che viaggiava per le città europee compiendo furti in appartamento.

La banda della colla

Come riferito dalla polizia, i malviventi per accedere alle abitazioni avevano scassinato tipi diversi di serrature, anche molto sofisticate, causando alle stesse danni minimi. Inoltre in quasi tutte le porte degli stabili dove si erano verificati i furti erano presenti filamenti incolore di colla nell'intercapedine degli stipiti esterni. Grazie a questi filamenti, i topi d'appartamento potevano decidere dove colpire, in base a quali porte venivano aperte e chiuse - e quindi quali case erano abitate in quel periodo. Di qui la denominazione attribuita ai georgiani di 'banda della colla'.

I cinque ladri avevano già pronte le valigie per lasciare Milano. Lo scrive Gianni Santucci su Corriere, sottolineando come per le organizzazioni criminali georgiane questa modalità venga puntualmente osservata: i ladri arrivano in una città europea, prendono contatti con la persona dell'organizzazione che gli fornisce un alloggio e per qualche settimana, massimo un mese, compiono una serie di furti. Poi ripartono e ricominciano da capo in un altro luogo. 

Le indagini

In questo caso però i ladri hanno anticipato la data della loro partenza nel timore di essere presi, dopo che il 24 agosto due di loro erano stati controllati a campione dalla polizia, che stava effettuando verifiche mirate nella zona. I due erano stati trovati in possesso di "un'ingente somma di denaro, arnesi atti allo scasso, un tubetto di colla e un orecchino d'oro", come annota la polizia. Denunciati, i georgiani sono stati poi rilasciati, ma nei giorni successivi gli agenti hanno seguito i loro movimenti pedinandoli.

I componenti della banda, così, sono stati visti entrare nello stabile dove alloggiavano, sempre in zona Bande Nere, non lontano dalle case derubate. All'interno del loro appartamento la polizia ha trovato altri tre malviventi, tutti pronti a lasciare la città, con le valigie in mano. Perquisendo l'alloggio sono stati rinvenuti "denaro contante, numerosi oggetti di sicura provenienza furtiva", come si legge in una nota della polizia, ma anche "arnesi atti allo scasso, flessibili di varie dimensioni, cacciaviti, pinze, seghetti, spadini, serrature" e vari tubetti di colla.

Il fermo

Le persone del quartiere che avevano denunciato furti nei propri appartamenti sono state convocate e alcune hanno riconosciuto degli oggetti personali tra quelli ritrovati dagli agenti. Uno dei cinque georgiani, inoltre, ritenuto il capo della banda, è stato riconosciuto da un testimone, che l'aveva visto aggirarsi nei pressi di uno degli stabili derubati. I ladri sono stati sottoposti a fermo come indiziati di delitto, oltre che per furto, anche per associazione a delinquere. Il fermo è stato poi convalidato dal giudice per le indagini cautelari del Tribunale di Milano, che ha disposto la custodia cautelare in carcere.

Le indagini sui furti nelle case di Bande Nere e Primaticcio hanno visto impegnati gli uomini della Sesta sezione della Squadra mobile, che si occupa di criminalità diffusa, e sono state coordinate dal pubblico ministero David Monti e del procuratore aggiunto Laura Pedio. La mafia georgiana - che come scoperto di recente ha diversi covi anche a Milano - si appoggia fortemente sui ladri, professionisti esperti del furto che si spostano spessissimo di città in città. I clan controllano contatti locali e canali della ricettazione. 

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