Affari d'oro sulla pelle dei migranti: 7 milioni alle onlus "legate alla 'ndrangheta", 11 arresti

Undici arresti dei finanzieri nell'operazione "Fake onlus". Coinvolta una onlus di Rozzano

Avrebbero creato delle coop scegliendo con attenzione i titolari, facendo in modo che non avessero nessun vecchio conto con la giustizia. Poi, con quelle stesse coop, avrebbero partecipato - vincendo - a numerosi bandi per la gestione dei richiedenti asilo in giro per l'Italia. E così, stando all'inchiesta, avrebbero intascato oltre sette milioni di euro e avrebbero regalato ore di libertà agli "amici" in carcere. 

Facevano affari d'oro con i migranti i gestori di quattro onlus lombarde finite nel mirino dei finanzieri di Lodi e dei procuratori di Milano Ilda Boccassini e Gianluca Prisco. Martedì mattina, dopo un'indagine durata anni, è scattato il blitz: oltre cento militari hanno arrestato undici persone - una in carcere, cinque ai domiciliari e cinque con obbligo di dimora - accusate di associazione per delinquere, truffa allo Stato e autoriciclaggio.

L'Onlus legata alla 'ndrangheta: reazioni politiche

I bandi vinti per 7 milioni  

Gli arrestati - tutti in qualche modo collegati alle coop Area solidale, Milano solidale di Rozzano, Amici di Madre Teresa e Volontari senza Frontiera - avrebbero messo in piedi un giro di sette milioni di euro attraverso la "costruzione di onlus collegate tra loro da mirati interscambi di cariche amministrative, appositamente costituite al sol fine di partecipare ed aggiudicarsi le gare indette dalle prefetture di Lodi, Pavia e Parma", ha chiarito la Gdf. 

Le onlus - sempre secondo quanto riferito dagli investigatori - si garantivano la vittoria "offrendo spesso il prezzo più conveniente a ribasso, producendo a supporto documentazione non veritiera sui servizi offerti ai migranti", tra cui la presenza, inventata, di un avvocato e di un mediatore culturale. Dal 2014 ad oggi - i conti fatti dall'inchiesta - "le onlus e le coop hanno beneficiato di somme pubbliche per oltre 7 milioni di euro", di cui almeno quattro e mezzo sarebbero stati usati dagli arrestati per "scopi personali". 

Le onlus legate alla 'ndrangheta

E nel business lombardo dei migranti sembra si fosse infilata anche la malavita organizzata. Le onlus - una delle quali aveva partecipato al festival antimafia del comune di Milano -, stando a quanto spiegato dalle fiamme gialle, erano "collegate a noti pluripregiudicati appartenenti alla 'ndrangheta, i quali le hanno sfruttate per far ottenere a persone recluse, attraverso il rilascio di documentazione falsa, la concessione della misura alternativa alla detenzione". 

Proprio attraverso le coop, infatti, ai detenuti "veniva attestata, falsamente, la possibilità di poter accedere ai benefici di legge attraverso l'assunzione presso le onlus".

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