Ventimila foto e video porno di ragazzini inviati su "Kik": arrestati 4 pedofili, altri 18 denunciati

Maxi operazione della polizia postale. Nei guai studenti, operai, disoccupati e una donna

Foto repertorio

Avevano aperto profili a nome di altre persone, all'oscuro di tutto, per cercare di non svelare la loro vera identità di studenti, operai e colf. Usavano per i loro "traffici" soltanto reti Wifi libere per essere fantasmi nel mare della rete. E alla fine si scambiavano foto e video porno di ragazzini senza chiedere agli altri soldi in cambio, ma soltanto nuovo materiale. Tanto che gli agenti, alla fine di un lavoro durato mesi, sono riusciti a mettere le mani su ventimila immagini. 

Maxi operazione della polizia postale di Milano, guidata dal dirigente Salvatore La Barbera, che martedì mattina ha arrestato quattro persone e ne ha denunciate altre diciotto con l'ipotesi di reato di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico

L'allarme dal Canada e le indagini

Il lavoro dei poliziotti è cominciato ad inizio anno, quando dal Canada è arrivata la segnalazione di una serie di accessi sospetti a "Kik Messenger", una app di messaggistica istantanea per cellulari. 

Gli agenti canadesi hanno girato ai colleghi italiani i dati di circa quindicimila "ingressi" che hanno portato la Postale ad alcune donne e uomini, risultati poi in realtà innocenti. Da lì, però, attraverso le analisi di profili social e dati web, i poliziotti hanno identificato le ventidue persone che - secondo l'accusa - avrebbero scambiato tra loro immagini con bimbe e bimbi, anche molto piccoli, coinvolti in atti sessuali espliciti. 

Quattro arresti in flagranza e denunce

A quel punto, con il coordinamento della procura della Repubblica di Milano, gli agenti hanno eseguito ventitré perquisizioni in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Campania e Marche durante le quali sono stati sequestrati ventisei cellulari, sette pc e ventimila foto e video. 

Proprio durante i controlli, quattro persone sono state arrestate in flagranza di reato perché - ha spiegato il dirigente della Postale - "trovati in possesso di ingenti quantitativi di materiale pedopornografico". Nei guai sono finiti un ragazzo di venticinque anni di Latina - ai domiciliari -, un 46enne di Bologna, un 30enne di Napoli - disoccupati ed entrambi "colpiti" da obbligo di firma - e un un uomo della stessa età di Torino, impiegato, che è finito in cella. 

Altre diciotto persone - tra loro tre avevano precedenti specifici - sono state invece denunciate a piede libero. Si tratta, ha spiegato La Barbera, di studenti, operai e pensionati tra i venticinque e i sessanta anni - tutti uomini - e di una collaboratrice domestica residente a Milano, dove vive anche un altro dei pedofili caduti nella rete della Postale, che in Lombardia ha eseguito perquisizioni anche a Bergamo, Pavia, Monza e Varese. 

Le immagini "vecchie" e la possibile condanna

Foto e video scambiati, stando agli accertamenti della polizia, non erano prodotti dagli stessi arrestati e denunciati, ma erano vecchie immagini già presenti in rete - e nel "deep web" - girate in Sud America e in Asia.

I pedofili, in una sorta di "piazza" social nella quale si incontravano per caso usando parole in codice, si scambiavano proprio quelle immagini alla ricerca di materiale "nuovo". Ora rischiano ora una condanna tra i tre e sei anni di carcere.

Foto - L'app usata per lo scambio delle foto

kik messanger-2

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