L'armatore, il contabile, il trasportatore: presi i trafficanti con lo yacht e 1.100 chili di droga

In manette sei persone: così avevano portato oltre una tonnellata di hashish dal Marocco

La droga sequestrata in via Padova

Undici settembre 2018: fuori da una chiesa in cui si sta celebrando il funerale di un uomo, un loro amico "di famiglia", ci sono due persone che parlano. I due si fanno un cenno, si mettono in disparte, confabulano per un po' e poi si salutano e vanno via. Quei due, in effetti, si conoscono da tempo: qualche anno prima un'indagine della Squadra Mobile di Bologna li aveva dipinti come vertici di un'associazione a delinquere capace di portare in Italia tremila chili di droga alla volta.

Una capacità, una "abilità" che quell'11 settembre 2018 quei due uomini non hanno ancora perso, anzi. Soltanto sei giorni prima, infatti, sarebbero stati proprio loro a far arrivare sotto la Madonnina mille e cento chili di hashish attraverso la solita rotta

Traffico internazionale di droga, sei arresti

Quei due uomini sono Marco Bruno Bernini, cinquantatré anni, e Francesco Massimiliano Cauchi, un 46enne di origini siciliane che - per dirlo con le parole degli investigatori - "da dieci anni almeno importa droga". Giovedì mattina i due sono stati portati un'altra volta in carcere a San Vittore con l'accusa di traffico internazionale di hashish nell'ambito di un'indagine della Squadra Mobile di Milano, coordinata dal dirigente Marco Calì.

In cella, nell'ordinanza firmata dal Gip Raffaella Mascarino, sono finiti anche Silvestro Giannini, un 49enne pugliese che da qualche anno si è "riciclato" come armatore a Varazze e Antonino Cannata, un 42enne residente a Milano.

Il giudice ha invece disposto i domiciliari per Melissa M. - quarantuno anni e sorella dell'uomo morto poco prima di quell'11 settembre - e l'obbligo di dimora per Antonino C., un 50enne residente nel Pavese. 

Oltre una tonnellata di droga

Sarebbero stati loro sei, ognuno con i propri ruoli e i propri compiti, a portare a Milano i 1.100 chili di hashish che lo scorso 24 settembre gli agenti della Narcotici, guidati dal dirigente Domenico Balsamo, avevano sequestrato in un box di via Padova. 

In quel garage - riconducibile a Fabio Papa, quarantatré anni, insospettabile magazziniere ed ex compagno di Melissa M. - i poliziotti avevano trovato un'intercapedine creata dietro un muro dalla quale erano saltati fuori undici milioni di euro di hashish. 

Il carico in acque internazionali

Annodando i fili all'indietro - anche grazie alla collaborazione dei carabinieri di Savona e dei colleghi di Bologna, che già avevano arrestato Cauchi e Bernini, i due vertici - gli agenti dell'antidroga sono riusciti a ripercorrere le tappe del carico, dal Marocco fino all'Italia. 

La prima a entrare in azione era stata la 40enne Melissa, che era andata a Tangeri con due complici per pagare materialmente la droga, che veniva acquistata a una cifra tra i cento e i trecento euro al chilo con i soldi messi a disposizione da Bernini, descritto nell'ordinanza come "contabile e finanziatore dell'operazione".

A quel punto era entrato in azione l'armatore Giannini, proprietario della "Elizabeth G.", uno yacht Leopard battente bandiera olandese. Era stato lui, infatti, la notte del 29 agosto, a guidare la barca a largo di Almerimar, dove era avvenuto lo scambio con i corrieri nordafricani. 

La Jeep carica di droga

L'altro step era arrivato il 5 settembre mattina: Antonino C. e Cauchi avevano raggiunto le acque tra la Liguria e la Toscana con un gommone su cui avevano caricato tutta la droga, che era poi stata portata a Milano a bordo di una Jeep e sistemata proprio nel garage di Papa, tanto che il controllo degli agenti sullo yacht di Giannini all'arrivo in porto aveva dato esito negativo. 

La banda, però, era ormai in trappola. Il 24 settembre, grazie a una soffiata, i poliziotti erano arrivati al box di via Padova e avevano sequestrato tutta la droga. L'hashish, con un grado di purezza molto elevato, con un principio attivo intorno al 35%, una volta sulle piazze di tutto il Nord avrebbe fruttato circa undici milioni di euro. 

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