L'incubo di un operaio: arrestato per uno scambio di persona e in carcere da innocente

La storia di Ahmed, rimasto otto giorni a San Vittore perché scambiato per un rapinatore

Da quel giorno è costretto a prendere gli ansiolitici. Da quel giorno, nonostante in vacanza lui non ci sia mai andato, non ha più ferie al lavoro. Anzi, da quel giorno - se non fosse stato per la caparbietà del suo avvocato - un lavoro non lo avrebbe neanche più. 

Perché quel giorno - quel giovedì 18 gennaio 2018 - la vita di Ahmed Abou Elhamd Abbas Ahmed, operaio italo egiziano di cinquantotto anni, è cambiata in un attimo. È stata stravolta all'alba dai poliziotti che hanno passato al setaccio la sua casa di Abbiategrasso prima di ammanettarlo e portarlo via in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata il 15 gennaio dal Gip Maria Vicidomini. 

L'arresto per colpa di una fotografia

Per gli inquirenti e gli investigatori, Ahmed era un rapinatore seriale: era l'uomo che tra il 5 marzo 2016 e l'8 novembre 2017 aveva aggredito e rapinato dodici persone - quasi tutte anziane - ai bancomat nel triangolo tra corso Vercelli, viale Paniniano e viale Coni Zugna.

Gli agenti, che avevano iniziato ad indagare dopo la denuncia di un ragazzo che aveva avuto una colluttazione con il malvivente, avevano fermato l'operaio in strada fingendo un controllo e avevano fotografato la sua carta d'identità. Poi avevano mostrato proprio quell'immagine alle vittime che avevano riconosciuto Ahmed come l'uomo che le aveva rapinate

La vita in carcere da innocente e la difesa

Così, il 18 gennaio mattina per l'operaio si aprono le porte del carcere di San Vittore. Per lui, che è sovrappeso e ha problemi di pressione, la vita in cella è difficile ma tiene duro e dopo otto giorni - il 25 mattina - arriva la buona notizia: lo stesso giudice che ne aveva ordinato l'arresto ne dispone la scarcerazione immediata perché sono scaduti i termini per l'interrogatorio di garanzia. 

All'avvocato di Ahmed, la legale Eugenia Bellu del foro di Milano, però, questa giustificazione non basta. Lei stessa, nonostante il suo assistito sia libero, produce una dettagliata memoria difensiva. Documenti alla mano, mostra come nei giorni e negli orari di alcune delle rapine di cui è accusato l'operaio fosse con il figlio in Inghilterra - il ragazzo, ventenne, studia all'università di Pavia ma da un mesetto vive a Londra - o al lavoro. 

Ed è proprio l'operaio, ascoltato per la seconda volta dalla polizia, a spiegare che il giorno del controllo era in viale Papiniano perché li ci aveva vissuto per anni ed era rimasto "affezionato" al mercato del sabato, dove andava ancora a comprare la carne. 

Le porte chiuse in faccia al lavoro

L'incubo del 58enne, però, non finisce neanche quando ha già detto addio a San Vittore. I suoi datori di lavoro, una cooperativa che ha in appalto le opere di pulizia all'interno dell'Ikea di Corsico, gli chiudono letteralmente le porte in faccia: non credono alla sua innocenza e soprattutto lo "puniscono" per i giorni di assenza - il periodo in cui lui è in carcere - senza preavviso. 

Così, l'avvocato di Ahmed è costretto a iniziare una nuova battaglia anche con la coop e il 31 gennaio ottiene un documento dal tribunale di Milano in cui il pm David Monti certifica che "allo stato, gli iniziali elementi di responsabilità si sono rivelati non di sicura gravità indiziaria ed anche per questa causa è stata disposta la sua immediata scarcerazione".  

In pratica, il magistrato mette nero su bianco che con ogni probabilità Ahmed è finito in carcere per uno scambio di persona - forse per la somiglianza con il vero rapinatore - e che gli indizi a suo carico sono venuti meno.

La certezza su questo, la parola fine, la scriverà poi un giudice, che dovrà rispondere alla richiesta di archiviazione che lo stesso pm Monti ha già fatto partire. 

Il ritorno al lavoro e la richiesta di risarcimento

Il 6 febbraio, dopo diciannove giorni e dopo il documento ufficiale del tribunale, Ahmed torna a lavorare, anche se le sue assenze gli sono state considerate come giorni di ferie.

A preoccupare di più adesso, però, è il suo stato di salute. Inevitabilmente provato dalla perquisizione - avvenuta con suo figlio in casa - e dai giorni in carcere a San Vittore, l'operaio da due mesi ormai è in cura con gli ansiolitici perché ha continui attacchi di panico. 

Anche per questo, appena il Gip darà l'ok all'archiviazione, l'avvocato Bellu depositerà una richiesta di "riparazione per ingiusta detenzione" alla V sezione della Corte d'Appello di Milano.

Perché quella di Ahmed - e il legale è pronta a dimostrarlo ancora una volta in aula - è la storia di una "detenzione ingiusta", di un uomo finito in cella da innocente. 
 

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