Incendia un bus con ragazzini delle medie: "Sy può colpire ancora, deve restare in carcere"

Lo hanno scritto i magistrati nella richiesta di custodia cautelare in carcere

Il bus in fiamme, Ousseynou Sy e il coltello

"Ousseynou Sy può colpire ancora, deve restare in carcere". È questo, in sintesi, quello che hanno scritto i pm milanesi nella richiesta di custodia cautelare in carcere per l'uomo che nella mattinata di mercoledì 20 marzo ha dirottato e incendiato un autobus pieno di studenti della scuola media Vailati di Crema, senza causare nessuna vittima.

Ousseynou Sy, che a Crema veniva chiamato dai conoscenti semplicemente Paul, si trova nel carcere di San Vittore. Si trova nel quinto raggio, quello dei "protetti": i detenuti che non possono stare insieme agli altri. I carcerati lo hanno "accolto" a colpi du uova e arance: un fitto lancio contro la sua cella che non gli ha permesso di chiudere occhio.

Autobus dirottato: la telefonata del bambino al 112

Nelle prossime ore è previsto l'interrogatorio con il gip Tommaso Perna: servirà a chiarire la sua folle mattinata. Gli investigatori, nel frattempo, stanno lavorando su tutte le dichiarazioni di Sy, definito un lupo solitario senza collegamenti con organizzazioni come l'Isis. Secondo quanto emerso finora avrebbe agito in solitaria e non ci sarebbero altre persone che lo avrebbero aiutato a compiere il suo folle gesto. È indagato per per sequestro di persona, incendio, resistenza e strage con l'aggravante della finalità terroristica.

Video | Il ragazzino eroe del bus

Autobus incendiato: le motivazioni del folle gesto di Sy

Secondo quanto messo a verbale davanti ai Pm il fattore "scatenante" sarebbe il caso della nave Mare Jonio: "La goccia ha fatto traboccare il mio vaso", avrebbe detto. Diversi ragazzini che erano sul pullman, però, hanno raccontato che durante il dirottamento Sy avrebbe urlato che stava compiendo quel gesto per vendicare "i miei tre figli morti in mare", fatto mai avvenuto come ribadito dagli inquirenti. L'autista di Autoguidovie, inoltre, avrebbe cercato di sminuire le sue responsabilità: avrebbe detto che non voleva fare del male a nessuno e che l'incendio sarebbe divampato in modo accidentale durante l'ultimo speronamento di un'auto dei carabinieri. Secondo quanto emerso l'uomo avrebbe ribadito agli investigatori che il suo fine ultimo era andare in Senegal. "Sono un genitore, non volevo fare del male ai bambini, guido il pullman da 25 anni, se avessi voluto fare loro del male lo avrei già fatto", avrebbe detto ai magistrati. Parole che contraddicono una prima ricostruzione: secondo quanto riferito da vari testimoni, infatti, durante il dirottamento il 47enne avrebbe urlato più volte "Da qui non esce vivo nessuno".

Video | Carabinieri salvano i bambini

Il video in cui spiega le motivazioni del gesto

Sy avrebbe registrato un video-manifesto — che a suo dire sarebbe stato caricato su YouTube — in cui lanciava un appello ai popoli africani per sollevarsi e non venire in Occidente. Video che sarebbe stato girato col suo telefonino e che sarebbe stato inviato ad alcuni suoi contatti in Italia  e in Senegal, tra questi anche il suo legale Davide Lacchini. Per il momento, comunque, non c'è traccia di questo file, anche il suo legale ha affermato di non esserne in possesso.

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