Ruby, l'ex avvocato morto col suicidio assistito dopo la dichiarazione sui 5 milioni

La procura di Milano vuole approfondire perché il legale aveva dichiarato di essere in possesso di altri documenti

Ruby

Una dichiarazione che lasciava presagire strascichi, poi la morte in una clinica svizzera. Il caso Ruby si tinge ancora una volta di giallo e, stavolta, per via dell'ex avvocato della ragazza marocchina, Egidio Verzini, veronese sessantenne che il 4 dicembre 2018 ha parlato pubblicamente di un versamento totale di 5 milioni effettuato, lui diceva, da Silvio Berlusconi nel 2011 tramite una banca di Antigua verso il Messico, di cui 2 milioni a Luca Risso, già compagno di Ruby, e 3 milioni direttamente a lei.

Nella sua dichiarazione, Verzini spiegava che l'operazione sarebbe stata diretta interamente dall'avvocato principale di Berlusconi, Niccolò Ghedini, con la collaborazione operativa dello stesso Risso, e che era in possesso di altri elementi e documenti in merito. Verzini, da tempo malato, aveva però già prenotato una stanza alla clinica Dignitas di Zurigo, nota per praticare il suicidio assistito (è la stessa scelta da dj Fabo), e vi si recò il giorno dopo per farsi accompagnare alla morte.

Un decesso rimasto sostanzialmente nell'ombra fino ad ora, quando la notizia è arrivata alla procura di Milano che, come è noto, è impegnata nel processo Ruby Ter, in cui Berlusconi e altri imputati sono accusati di corruzione di testimoni. Così in procura hanno deciso di approfondire la dichiarazione di Verzini e hanno già ascoltato la compagna dell'avvocato per ricostruire con precisione le sue ultime ore. 

Nel comunicato, Verzini spiegava di voler parlare per un dovere morale ed etico. Ghedini si affrettò a bollare come "destituita di qualsiasi fondamento" la dichiarazione del collega veronese.

Del denaro di cui parlava Verzini c'è qualche traccia nelle carte dell'invito a comparire per Silvio Berlusconi, accompagnate da alcune intercettazioni risalenti al mese di ottobre 2010: spezzoni di telefonate in cui Ruby, con diversi interlocutori, parlava apertamente di una proposta di pagamento (talvolta facendo esplicitamente riferimento a 5 milioni) per "negare tutto".

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