Delic, il bimbo morto a casa della baby sitter: sua mamma lo lasciava lì per fare furti in metro

Il piccolo era morto il 5 ottobre. Sua mamma è stata arrestata ora per una serie di furti

Una donna di trentatré anni - Iris, di origini sudamericane - chiama il 112. Chiede disperatamente l'intervento dei medici perché Delic, un bimbo che ha soltanto cinquantasei giorni di vita, non respira più. Lei, almeno così racconta, è la baby sitter e ha appena messo a letto il bambino, che improvvisamente non dà più segni di vita. I soccorritori arriveranno immediatamente, ma per lui ormai non c'è più nulla da fare. 

Delic, che aveva un fratello gemello, muore il 5 ottobre del 2018 per un rigurgito avuto mentre è a casa della sua "tata" al civico 12 di largo Gelsomini. A rendere ancora più tragico il decesso del piccolo è l'operazione della Squadra Mobile che nelle ultime ore ha portato in cella sei persone, tutte della famiglia Omerovic, accusate di associazione a delinquere finalizzata ai furti in metro. Tra le ladre finite in cella c'è anche la mamma di Delic: la 34enne Vasvija Feratovic, - "Vava" il suo soprannome - che è la sorella di Muharem Omerovic, il "Bimbo" che secondo le indagini organizzava i colpi, comandava sulle borseggiatrici e decideva in che città spedirle

E andare in giro tra Milano, Genova e Venezia per svaligiare i turisti significa anche non poter crescere i propri bimbi. Per quello - si scopre adesso - Delic quel giorno, come era successo praticamente da subito dopo la sua nascita - era a casa della baby sitter, poi indagata per omicidio colposo. Era lì perché mamma doveva salire su bus, tram e metro per portare i soldi alla banda, un po' come facevano tutte le altre donne - tutte parenti - del gruppo di "Bimbo". 

"Vasvija - scrive il Gip Maria Cristina Mannocci nell'ordinanza - ha utilizzato particolari baby sitter in modo da essere libera di poter consumare le proprie attività e poi, all'occorrenza, utilizzare i neonati per differire la pena". Era proprio lei, infatti, quella che - in caso di arresti - recuperava il piccolo "di turno", lo portava in Questura e lo lasciava lì spiegando che si trattava del figlio dell'arrestata, sapendo così che la donna avrebbe evitato il carcere. 

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Il 19 luglio il copione era funzionato alla perfezione: "Vava" aveva preso suo nipote dalla baby sitter, lo aveva portato in via Fatebenefratelli e il giorno dopo sua "zia", arrestata poche ore prima, era tornata libera. Meno di due mesi dopo proprio a casa di quella "tata" sarebbe morto suo figlio. 

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