Il Centro minori a rischio chiusura. E le operatrici occupano il Consiglio di Zona 2

Il futuro del centro è nebulosissimo. Sia per i bambini (che verranno portati in altre strutture), sia per chi ci lavora

La protesta (foto Samuele Piscina)

Le operatrici del Cam (Centro di aggregazione minori) di via Pusiano hanno occupato l'aula del Consiglio di Zona 2, mercoledì sera, per protestare contro la futura chiusura del servizio, in carico alla citta' metropolitana.

Le operatrici hanno annunciato l'intenzione di proseguire l'occupazione nella notte. Sono stati affissi diversi cartelli, dove si depreca la scelta di "privatizzare il sociale", chiedendo che vengano tutelati i bambini. Anche il centrodestra si è schierato dalla loro parte: "Pisapia (Giuliano, sindaco, ndr), Majorino (Pierfrancesco, assessore al Welfare) e l'intera sinistra vogliono chiudere un servizio fondamentale per le zone 2 e 3. Ecco come la sinistra opera per il bene dei cittadini", tuona Samuele Piscina, consigliere e capogruppo del Carroccio in Cdz 2. 

Il centro, secondo lo statuto di Città metropolitana, "accoglie bambini tra gli zero e i sei anni per i quali il Tribunale per i minorenni ha disposto l'allontanamento temporaneo dal nucleo famigliare di origine e il collocamento in comunità. Quattro "casette" autonome ospitano i minori: la maggior parte di loro ha tra gli zero e i tre anni. L’intervento educativo prevede un progetto individualizzato, volto a raggiungere obiettivi di crescita e di benessere psico-fisico specifici per ciascun bambino. Il lavoro delle educatrici è indirizzato e concretamente supportato da una equipe multi-professionale, composta da assistente sociale, medico pediatra, psicologa, psicopedagogista".

Ma tutto questo è a rischio. Il suo futuro è nebulosissimo. Sia per i bambini (che verranno portati in altre strutture), sia per chi ci lavora. La fine delle province, infatti, ha portato l'eredità di Palazzo Isimbardi alla Città metropolitana, che non ha alcuna competenza in materia di sociale. La palla rimbalza al Comune, il quale, a sua volta, non ha da solo le risorse per il mantenimento della struttura, che costa oltre 4 milioni di euro l'anno. 

Le parti istituzionali si erano messe intorno a un tavolo per trovare una soluzione qualche mese fa, ma la vertenza è complessa. E la graduale chiusura è dietro l'angolo. Da qui la manifestazione per sensibilizzare gli amministratori. 

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