Dramma a Milano: clochard muore durante la notte in via Pisani, era un uomo di 47 anni

A trovarlo sono stati i 'ghisa' che li risvegliano 'per fare posto' alla vita frenetica della città

I rilievi. Foto C.R. Guarino

E' morto avvolto nel suo sacco a pelo beige e in una coperta blu. Era disteso sul marciapiedi sotto i portici di via Pisani, davanti alla serranda abbassata del civico 22. Ad ucciderlo probabilmente l'ondata di freddo che in questi giorni ha colpito anche Milano. 

Come un copione già scritto, perché non è purtroppo la prima volta che un clochard muore, anche se quest'anno non era ancora successo. La vittima stavolta è un uomo italiano di 47 anni - Massimiliano Rovelli - la cui ultima residenza, stando ai documenti che portava addosso, era a Paderno Dugnano, nel Milanese.

A trovarlo senza vita sono stati i 'ghisa' che ogni mattina vengono contattati dal portiere del palazzo - lo stesso ha fatto anche martedì mattina - e che poi risvegliano i senzatetto 'per fare posto' alla vita frenetica della città. Lui non ha risposto. Sul posto sono subito intervenute un'ambulanza e un'automedica del 118 ma medici e volontari non hanno potuto far nulla per strapparlo alla sua sorte.

E pensare che a poche centinaia di metri, nei mezzanini della Stazione Centrale, il Comune aveva messo a disposizione degli spazi, un po' meno gelidi, per passare la notte. Un'opzione che il 47enne, evidentemente, non aveva tenuto in considerazione, come fanno tanti altri senzatetto che si rifiutano di accettare questo tipo di aiuti. La polizia locale ha seguito tutte le operazioni e i rilievi per permettere di fare chiarezza su questa tragica morte. Ora toccherà proprio agli agenti rintracciare i familiari del 47enne per dare la notizia di un destino, purtroppo, già scritto.

Massimiliano era conosciuto da chi vive per strada con il nomignolo di "Max lo chef". Sembra, infatti, che in passato abbia lavorato come cuoco in ristoranti e alberghi, anche di lusso, prima di cadere in depressione a causa di un matrimonio fallito. A quel punto, avrebbe perso il lavoro, avrebbe iniziato a bere e avrebbe cominciato a dormire in strada. 

"Lunedì ho chiesto al comandante della polizia locale di intervenire per cercare di convincere i senzatetto che stazionano nella nostra città ad accettare il nostro aiuto ed usufruire delle strutture del Comune", il primo commento del primo cittadino di Milano, Beppe Sala. Il tentativo, però, sembra essere fallito, come ammesso dallo stesso sindaco. "Sono stati contattati più di duecento di loro e, da quanto mi riferiscono, solo otto hanno accettato la nostra offerta - ha spiego Sala -. Come ho già sottolineato la legge non ci permette di obbligarli ad accettare un letto al caldo nei nostri centri. La tragica notizia della scomparsa di un senzatetto rafforza la nostra convinzione che queste persone vanno aiutate".

"Per questo non fermeremo la nostra azione: polizia locale e protezione civile sono di nuovo all’opera - ha concluso il sindaco - per aiutare e convincere i senzatetto ad accettare l’aiuto di Milano".

Majorino: "Aveva più volte rifiutato l'accoglienza"

L'assessore al welfare Pierfrancesco Majorino ha successivamente aggiunto che, "laddove le persone rifiutano l’accoglienza, comunque viene data assistenza loro direttamente sulla strada". Ai microfoni di Radio 24, Majorino ha ricordato che "questa persona ha rifiutato per diverse sere le proposte di inserimento di accoglienza" per poi precisare: "E' ovvio che siamo di fronte a una vicenda tristissima e drammatica che non fa altro che dirci che dobbiamo insistere ancora di più perché ci sono alcune centinaia di persone per strada che non vogliono essere ricoverate nelle strutture d’accoglienza, e che potrebbero invece essere ospitate nei 280-300 posti che abbiamo a disposizione".

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E' quindi necessario - spiega Majorino - "essere più efficaci nella capacità di ricoverare questo zoccolo duro di 'irriducibili' che per ragioni forse di apparente maggior 'libertà' rifiutano le nostre proposte di accoglienza ma in questo modo mettono a repentaglio la loro vita". E ancora: "Quando ci sono situazioni di un certo tipo io credo che il ricovero coatto sia una scelta plausibile, diciamo che senza arrivare al ricovero coatto, su cui non nego che ci sia da anni un confronto sia in sede politica che tecnica dentro l’amministrazione comunale milanese, dovremmo almeno essere più incisivi mettendo insieme operatori sociali e agenti di polizia questo lo stiamo facendo in questi giorni".

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