Il venditore di ananas trucidato e la cocaina dal Costa Rica: sequestro da 25 milioni di euro

Maxi operazione della Mobile di Milano. Arrestate 29 persone. Scoperta la rotta della droga

La cocaina nascosta tra gli ananas

Il 23 maggio scorso a San Josè - Costa Rica, a 9.470 chilometri da Milano - due sicari in moto avevano sparato venti colpi di pistola contro Salvatore Ponzo, imprenditore genovese di trentasei anni, e lo avevano lasciato a terra morto. Il "peccato originale" di Ponzo - ammazzato sotto gli occhi della sua fidanzata, lei rimasta ferita gravemente - era stata la "scomparsa" di un carico di cocaina partito proprio dal Costa Rica e diretto al porto di Livorno. Qualcuno più in alto di lui aveva pensato evidentemente che il 36enne avesse qualche colpa e aveva deciso che quel danno andava pagato con la vita. Così, senza pensarci neanche troppo, aveva messo una pistola in mano a un killer e gli aveva detto cosa fare. 

Quel "viaggio" di cocaina, però, non era scomparso nel nulla, né era stato venduto. Semplicemente era finito nelle mani dei poliziotti della Squadra Mobile di Milano, diretti da Lorenzo Bucossi, che in un anno di indagini hanno ricostruito una delle rotte che porta la "coca" dall'America Latina a Milano. 

Video | I 215 chili di cocaina tra gli ananas

Telefono, turni e punti vendita: l'azienda dello spaccio

La parola fine gli uomini della sezione Antidroga, guidati da Domenico Balsamo, l'hanno scritta martedì sera, quando hanno chiuso il lavoro portando in cella ventinove persone: tre magrebini, un albanese e venticinque italiani. In ventidue devono rispondere rispondere di associazione per delinquere ai fini di spaccio, mentre in sette sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga. 

L'indagine della polizia - coordinata dalla direzione distrettuale antimafia - è iniziata la scorsa estate, quando la Mobile ha scoperto i reggenti di una piazza di spaccio attiva nella zona di Bonola. Pietro e Giuseppe Cilione - due fratelli originari di Reggio Calabria - erano riusciti a mettere in piedi una vera e propria azienda dello spaccio con numeri impressionanti: un chilo di droga mossa ogni quindici giorni, pusher "dipendenti" con turni per coprire 15 ore di lavoro al giorno, festivi compresi, sette punti di vendita fissi nel quartiere e un telefono aziendale sul quale lo spacciatore "in servizio" riceveva gli ordini.  

I due, che avevano un secondo giro a Robbio, nel Pavese, erano stati anche in grado di rispondere alla prima offensiva della polizia - che ha arrestato nove pusher in flagrante e sequestrato quattro chili di cocaina - chiudendo per un paio di settimane la piazza di spaccio per poi riaprirla annunciandolo a tutti i clienti storici via sms con l'imperdibile offerta - testuale - "prendi due e paghi uno". 

Foto - I punti di vendita a Bonola

punti spaccio bonola-2

Da Bonola al Costa Rica con l'azienda di ananas

Proprio attraverso l'analisi del telefono - il cellulare è l'elemento fondamentale di ogni giro di droga -, gli uomini della Questura sono riusciti a percorrere al contrario il flusso della droga e sono arrivati fino in Costa Rica. 

Lì le tracce hanno portato i poliziotti a Salvatore Ponzo, imprenditore genovese, Maurizio Ponzo, suo padre, e Marco Cadematori, anche lui imprenditore. Salvatore e Marco - che si erano conosciuti a Genova da giovani - nel paese del Centro America avevano aperto la "Tierra Nuestra Latina", un'azienda con sede a Barcellona che formalmente si occupava di spedizioni di ananas, ma che - e lo hanno mostrato le indagini - serviva per coprire il traffico internazionale di cocaina. 

La prova regina per i ragazzi dell'antidroga è arrivata il 27 e il 28 marzo, quando nel porto di Livorno i poliziotti hanno messo le mani su oltre 215 chili di cocaina nascosti all'interno di alcune casse di ananas all'interno di due container. Il mittente di quel carico, preparato nascondendo la droga al centro di una "pila" di casse di frutta, era proprio la "Tierra Nuestra Latina", che - questa la certezza di investigatori e inquirenti - aveva già effettuato due spedizioni uguali in Italia, sempre sulla tratta Costa Rica-Barcellona-Livorno. 

Foto - Il venditore di ananas ucciso in Costa Rica

Salvatore Ponzo, ucciso in Costarica-2

L'importatore di cocaina trucidato in strada

I 215 chili di cocaina sequestrati - droga purissima, con l'80% di principio attivo - venduti sulla piazza di Milano avevano un valore "mostruoso" che si sarebbe aggirato attorno ai venticinque milioni di euro.

E quel "buco" Salvatore Ponzo l'ha pagato con la vita poco dopo il sequestro, quando - il 23 maggio - due sicari hanno sparato contro di lui e la sua fidanzata venti colpi di pistola mentre uscivano dall'ambasciata italiana a San Josè. Il 36enne, nato a Catania ma cresciuto a Genova, era morto praticamente sul colpo. 

Il lavoro degli investigatori era finito poco dopo e martedì gli stessi agenti dell'Antidroga hanno dato esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare in carcere, fermando anche due persone a Barcellona. 

Preso anche il killer delle carceri

L'ultimo a finire in cella, in serata, è stato Santo Tucci, uno che in carcere ci è entrato a sedici anni e che oggi - che di anni ne ha sessantadue - è ancora dietro le sbarre. Per lui le manette sono scattate fuori dal carcere di Bollate, da dove usciva ogni mattina - era in regime di semilibertà - per lavorare e poi fare ritorno in cella. 

I poliziotti, sicuri che anche lui facesse parte degli importatori dal Costa Rica, lo hanno trovato in via Settembrini: dalla sua Fiat 600 sono saltati fuori ventotto chili di hashish, quasi due chili di cocaina, due pistole clandestine, un silenziatore e diciotto cartucce. 

E le armi nella sua vita Santo Tucci non si è mai fatto problemi a usarle. Lui, che ha precedenti per associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere, droga, rapina e ricettazione, è accusato anche di quattro omicidi avvenuti in carcere. Il suo soprannome, in fondo, parla per lui. In cella, dove è sempre vissuto, lo chiamano "il killer delle carceri". 

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Commenti (8)

  • Volevo ricordare che a Figino c’ un termovalorizzatore che può essere usato per distruggerevla droga e per incenerire gli spacciatori, produzione di energia gratis , il sindaco Sala dovrebbe proporre queste soluzioni agli organi istituzionali

  • Comunque il Gallaratese è sempre stato un quartiere difficile anche se Peppino Sala dice di no io ci sono nato e vissuto 34 anni da bambino lo chiamavamo Fort Gallarapache certe cose non cambiano mai

    • I trovato e c.....

    • Le periferie milanesi sono tutte problematiche . Per Sala ed i suoi accoliti è sempre tutto ok!

      • Adesso con Salvini è tutto a posto

      • Concordo con te Massimo chi pensa a fare solo business nella nostra città è fuori dalle realtà che vivono i quartieri

        • Esatto!

  • Bene, molto sollevato dal sapere che almeno uno dei responsabili è già stato spedito all'altro mondo. Anche gli altri dovrebbero seguirlo (magari costringendolo a mangiare tutta la droga di quel carico di morte) e invece tra un po' saranno di nuovo fuori a delinquere. Per un carico che viene intercettato comunque ce ne sono cento che passano via tranquilli purtroppo!

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