Aggressioni con l'acido, condanna definitiva a 14 anni per Boettcher

La Cassazione respinge il ricorso dell'uomo per l'aggressione a Pietro Barbini, l'ultima

Alexander Boettcher

E' definitiva la condanna di Alexander Boettcher a quattordici anni di carcere per l'aggressione con una sostanza a base di acido ai danni di Pietro Barbini in via Carcano. La Corte di Cassazione ha infatti confermato la condanna già emessa dalla Corte d'Appello di Milano nell'aprile del 2016, contro cui l'uomo aveva presentato un ricorso. L'avvocato di Boettcher puntava sul fatto che il suo assistito aveva nel frattempo risarcito sia Barbini sia le altre vittime di aggressioni con l'acido, ma evidentemente per la Cassazione questo non è sufficiente a diminuire l'entità della pena.

Martina Levato, all'epoca dei fatti (2014) amante di Alexander Boettcher, aveva invece deciso di non ricorrere in Cassazione contro la condanna che, per lei, era stata di dodici anni di carcere. Condanna che, dunque, dal 2016 è definitiva per lei. La coppia è accusata anche di altre aggressioni, ai danni del fotografo Andrea Carparelli (solo tentata) e dello studente universitario Stefano Savi (per scambio di persona). All'epoca dei fatti, Boettcher era sposato ma sentimentalmente legato a Martina Levato, studentessa della Bocconi, e insieme quella che è stata poi soprannominata la "coppia dell'acido" avevano architettato un piano per "punire" gli ex fidanzati della donna, in modo che lei si "purificasse" in vista della nuova relazione.

Per le aggressioni a Savi e Carparelli, Boettcher a luglio 2017 è stato condannato, in Appello, a ventitré anni di carcere. In quel processo, Levato ha testimoniato contro il suo ormai ex amante, asserendo che il piano diabolico fosse di fatto soltanto attribuibile a lui. Al momento degli arresti Levato era incinta: il figlio, nato nell'agosto del 2015, è stato dichiarato adottabile ma si è in attesa della decisione della Cassazione anche su questo: per ilmomento, il procuratore generale di Cassazione (che rappresenta la pubblica accusa) ha chiesto che il bimbo sia affidato ai nonni materni, togliendo dunque l'adottabilità. 

Gli episodi di cui è accusata la "coppia diabolica"

In ordine cronologico ecco gli episodi di aggressioni con l'acido da parte di Levato e Boettcher. Il primo, in realtà, non è stato compiuto con sostanza a base di acido ed è il tentativo di evirazione ai danni di Antonio Margarito, a maggio 2014: Levato lo "attira" ad un appuntamento e i due s'appartano in macchina nelle vicinanze di un albergo nella periferia sud di Milano, in zona Famagosta. Mentre stanno per iniziare un rapporto intimo, la donna cerca di evirare il giovane che, però, riesce a salvarsi. Allora Levato lo denuncia per tentata violenza sessuale, per "coprirsi". Ma la verità viene a galla.

C'è poi l'episodio dello studente Stefano Savi, che non c'entra nulla con la vita di Levato ma è vittima di uno scambio di persona. Drammatico: perché la banda dell'acido (Levato si dichiara innocente per quell'episodio, asserendo di non essere stata presente) segue l'universitario dall'uscita di un locale notturno fino a casa, a Quinto Romano, e lo aggredisce gettandogli la sostanza. Conseguenza: Savi ha dovuto interrompere gli studi, non ci vede più da un occhio e quasi più dall'altro. Oltre alle atroci sofferenze, alle operazioni alla pelle e ad una vita sociale stravolta.

Ma Savi non è "quello giusto": lui non è un ex di Levato, nemmeno si conoscevano. Così la banda dell'acido colpisce Giuliano Carparelli, fotografo, che in via Nino Bixio si salva miracolosamente dall'attacco: quel giorno piove e lui ha la prontezza di proteggersi con l'ombrello. Si arriva poi a Pietro Barbini, l'ex compagno di scuola della bocconiana. Attirato con l'inganno in via Giulio Carcano e colpito con l'acido. La presenza del padre di Barbini, che lo ha accompagnato all'appuntamento per la fantomatica consegna "di un pacco", consente l'arresto della coppia. Anche lui subisce ancora le conseguenze dell'attacco.

Gli investigatori, ad un certo punto, hanno capito che la coppia aveva un complice, Andrea Magnani, che si è dichiarato "soldato" di Boettcher e ha ammesso di essere stato presente alle aggressioni di Savi e di Barbini, nonché di avere prestato la sua vettura per l'aggressione a Carparelli, pur affermando anche di non avere mai avuto consapevolezza del "piano" dei due (ex) amanti.

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