Strage di Bologna: condannato all'ergastolo il milanese Cavallini, già co-fondatore degli ultras dell'Inter

Terrorista dei Nar, Cavallini è accusato di avere fornito supporto agli esecutori materiali

Cavallini

L'ex terrorista dei Nar Gilberto Cavallini, 67 anni, è stato condannato all'ergastolo per la strage di Bologna del 2 agosto 1980. La sentenza è arrivata nel pomeriggio di giovedì 9 novembre. Cavallini era accusato di avere ospitato a Villorba di Treviso Valerio "Giusva" Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, considerati autori materiali della strage alla stazione ferroviaria, fornendo anche loro un'automobile e i documenti falsi e offrendo quindi supporto logistico determinante alla "riuscita" dell'azione. Come è noto, Fioravanti e la Mambro erano stati condannati all'ergastolo con sentenza definitiva nel 1995, Ciavardini alla stessa pena nel 2007. Inoltre per la strage erano stati condannati per depistaggio due ufficiali del Sismi (Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte), il capo della P2 Licio Gelli e il faccendiere Francesco Pazienza. Cavallini, come gli altri esponenti dei Nar, si è sempre dichiarato innocente ed estraneo alla strage.

Cavallini è in semilibertà dopo 37 anni di reclusione per alcuni ergastoli e omicidi commessi a cavallo tra gli anni '70 e '80, quando militava nei Nar (Nuclei armati rivoluzionari), un gruppo terroristico di matrice neofascista. Il processo a suo carico è iniziato nel mese di marzo del 2018. In oltre quaranta udienze sono stati sentiti circa cinquanta testimoni. Con la condanna, la corte d'assise di Bologna ha stabilito anche le provvisionali per il risarcimento ai parenti delle vittime: 100 mila euro per chi ha perso il coniuge o un parente di primo grado, 50 mila per chi ha perso un parente di secondo grado (o un affine di primo o secondo grado) e via dicendo. I danni verranno comunque definiti, come si usa di solito, in sede civile.

Chi è Cavallini: dalla curva dell'Inter al terrorismo nero

Milanese, classe 1952, a 17 anni partecipò alla fondazione dei Boys San, ovvero il tifo organizzato dell'Inter. In curva nord (e poi anche negli ambienti giovanili di destra) veniva chiamato "il Negro". La prima denuncia risale al 1974, quando sparò a un benzianio che si era rifiutato di fargli rifornimento. Nel 1976 partecipò all'agguato mortale allo studente 21enne Gaetano Amoroso in via Uberti, nel quale rimasero feriti anche altri due giovani di sinistra. Condannato a 13 anni e mezzo, evase dal carcere. Da latitante si trasferì in Veneto e poi fece numerosi viaggi a Roma, entrando in contatto con i Nar guidati da "Giusva" Fioravanti.

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Partecipò a diversi omicidi tra cui quello del sostituto procuratore romano Mario Amato, nel 1980. Fu arrestato in un bar di corso Genova, a Milano, nel 1983.

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