Coronavirus, sale il numero dei contagiati in Lombardia: sono 47. Due casi nel milanese

La situazione sta evolvendo con il passare delle ore. Alle 21.30 i casi registrati sono 47

Immagine repertorio

Intorno alle 19 di sabato 22 febbraio sono salite a 47 le persone risultate positive al coronavirus in Lombardia. Lo fa sapere il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.

Nel computo delle 47 persone infettate rientra anche la donna di 77 anni deceduta al proprio domicilio a Casalpusterlengo e che è stata sottoposta a tampone post mortem.

In particolare, dei 7 nuovi casi appena confermati rispetto ai 39 già comunicati questa mattina (due dei quali in provincia di Pavia e altrettanti in provincia di Cremona), uno è residente a Sesto San Giovanni (Milano) ed è attualmente ricoverato all'Ospedale San Raffaele e uno a Mediglia. Gli altri sei provengono dalle zone già interessate dall'infezione. Contagiato anche un 40enne che vive a Torino ma che avrebbe contratto il virus a Cesano, dove lavora

Il tavolo in prefettura: "Aspettiamo le linee guida"

Alle 17 di sabato 22 febbraio si è riunito in prefettura il tavolo sull'emergenza Coronavirus. All'incontro erano presenti, tra gli altri, con il prefetto Renato Saccone e il questore Sergio Bracco, il sindaco Giuseppe Sala, il comandante della Polizia Locale Marco Ciacci, il vicesindaco e assessore alla Sicurezza, Anna Scavuzzo, l'assessore al welfare della Regione Giulio Gallera, il direttore della Protezione civile del Comune, Cristiano Cozzi, oltre a rappresentanti dell'Esercito e delle forze dell'ordine.

Il sindaco Sala ha sottolineato che i servizi della città "Continueranno a funzionare, in attesa di linee guida nazionali. Consigliamo quanto possibile di ridurre la socialità e rispettare le norme igieniche".

Anche la Regione attende una "ordinanza nazionale" su come affrontare l'emergenza. Fino ad allora resta in vigore l'ordinanza emanata ieri per la zona del Lodigiano colpita con "cordoni sanitari" come quelli predisposti, mentre laddove si verifichino singoli casi si procederà con "azioni che portino ad essere subito isolate le persone in contatto con i casi positivi". 

"Ci deve essere un comportamento omogeneo in tutto il territorio - ha detto in prefettura l'assessore al Welfare Giulio Gallera -, senza iniziative di singole realtà. Le istituzioni sono fortemente responsabilizzate e ci si muove in maniera coordinata e senza creare allarmismi. Rimaniamo in attesa delle linee guida. Ad oggi - ha aggiunto - lo scenario di Milano non vede una positività strutturata, vedremo cosa succede". 

Milano, Sala: "Stiamo seguendo la crisi sanitaria con responsabilità"

Nella serata di sabato il primo cittadino di Milano è tornato sull'argomento Coronavirus attraverso un post su Facebook.

"Alcuni cittadini mi chiedono di chiudere gli uffici pubblici. E allora perché non gli stadi? O le aziende? O i negozi? Che differenza c’è? Stiamo seguendo questa crisi sanitaria con responsabilità, non sottovalutiamo niente, ma non vogliamo neppure fomentare allarmismi — ha scritto il sindaco —. Domani mattina ci vedremo di nuovo in Prefettura e verificheremo il da farsi. Se sarà il caso di prendere misure specifiche, lo faremo. Nel frattempo io sono qui a lavorare. A fare tutto quello che posso. Con serietà. E con spirito di collaborazione con le istituzioni che, più di me, conoscono le questioni relative alla gestione di questo virus".

Il centro del focolaio

Secondo quanto riferito dall'assessore alla salute, Giulio Gallera, c'è la "conferma che l'area di Codogno è al centro di un focolaio perché tutti i positivi hanno contatti o avuto contatti il 18-19 febbraio con il pronto soccorso e l'ospedale della cittadina". I contagiati, secondo quanto precisato da Gallera, sarebbero tutti collegati al paziente 1 (il 38enne che giovedì sera è risultato positivo al Coronavirus). La Regione, fino al primo pomeriggio di sabato, ha effettuato 259 tamponi. 

Per il momento non è chiaro se la donna morta a Casalpusterlengo sia stata uccisa dal Coronavirus. La 77enne, hanno precisato dalla Regione, era affetta da altre gravi patologie ed è stata trovata priva di vita nella sua abitazione nella mattinata di giovedì 20 febbraio. "A oggi non si può dire se è morta per il Coronavirus ma di sicuro il tampone è positivo", ha precisato Gallera. Secondo quanto trapelato sarebbe andata al pronto soccorso di Codogno per una crisi respiratoria proprio nei giorni in cui si era fatto visitare il "paziente uno".

La mappa dei contagi

Alle 15 di sabato 22 febbraio in Lombardia ci sono 39 persone infette. 35 di queste si trovano a Codogno, una a Cremona, una a Pizzighettone, due nel pavese, uno a Sesto San Giovanni e uno a Mediglia.

Da Palazzo Lombardia, comunque, spiegano che le misure adottate nel territorio lodigiano "con l'obiettivo di contenere il più possibile le situazioni, stanno dando risultati molto positivi. La gente sta a casa. Nell'area del focolaio le misure in campo sono efficaci e positive".

Scappa da Codogno per tornare in Irpinia: la sua famiglia è in quarantena

Ha attraversato l'Italia: da Codogno a Montefusco un comune della provincia di Avellino. È successo nelle scorse ore, dopo che era emerso che il comune del lodigiano era focolaio dell'emergenza. Per la famiglia del ragazzo, un 27enne, è scattata la quarantena. La misura è stata disposta dal primo cittadino del comune irpino, Gaetano Zaccaria.

L'ordinanza è stata emessa in maniera precauzionale: servirà a consentire tutte le verifiche del caso sul giovane e la sua famiglia. Resta da capire in che modo il giovane sia tornato in Campania, vale a dire se a bordo di un treno, un autobus o un'auto.

L'origine del Coronavirus in Italia

Hanno dato tutti esito negatico invece gli approfondimenti sul presunto paziente zero, un manager 40enne tornato dalla Cina il 21 gennaio che si è incontrato almeno tre volte col "paziente 1", il 38enne di Codogno che venerdì è stato trasferito nel reparto di terapia intensiva del San Matteo di Pavia. 

I tamponi su di lui hanno dato esito negativo, e lo stesso risultato è arrivato dagli esami del sangue con cui i medici avevano cercato tracce di anticorpi che avrebbero dimostrato che aveva avuto, e sconfitto, il virus. "Suo cognato è risultato positivo - aveva evidenziato Gallera - e non ha avuto contatti con altri potenziali contagiati, quindi resta probabile che il paziente zero sia il manager, ma non escludiamo altre possibilità e siamo ancora investigando". 

Sabato sera, invece, il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, ha annunciato che il manager non è il paziente zero. "Dai test effettuati – ha annunciato – è emerso che non ha sviluppato gli anticorpi. Il paziente zero non ha sviluppato gli anticorpi, non è lui. Va cercato. Questo cambia tutto il quadro". 

Statale e Politecnico a studenti e docenti delle aree dell'infezione: "Restate a casa settimana prossima"

In attesa di nuove disposizioni, che potrebbero essere prese con l'evolversi della situazione e da quanto venisse deciso nei vertici in corso, a Milano, grandi organizzazioni, come università e tribunale, così come ha comunicato oggi anche il Comune di Milano, stanno seguendo le prescrizioni dell'ordinanza di Ministero della Salute e Regione Lombardia emessa ieri per l'emergenza Coronavirus. La Corte d'Appello di Milano ha fatto sapere che "in via precauzionale, il personale di magistratura, togati e onorari, il personale amministrativo nonché tutte le persone che svolgono stage formativi presso gli Uffici e che siano residenti nei suddetti comuni, si astengano dall'attività lavorativa/formativa presso tutti gli Uffici giudiziari del Distretto sino a nuova disposizione". L'Università Statale ha invitato "tutti gli studenti, i docenti e il personale tecnico amministrativo e bibliotecario residenti nei comuni coinvolti a restare per tutta la prossima settimana nel proprio domicilio, lavorando, nei casi ove fosse possibile, da casa". Avviso simile dal Politecnico: "Si invitano tutti i docenti, il personale tecnico amministrativo, gli studenti del Politecnico, residenti nei comuni coinvolti, che comunque verranno allertati individualmente, a fare riferimento all’ultima ordinanza".

Il percorso del virus dal paziente 1 in poi

L'allerta da Coronavirus in Lombardia è scattata alle 21 di giovedì 20 febbraio. È a quell'ora che viene accertato ufficialmente il primo caso, per questo chiamato paziente 1. È un 38enne di Codogno, dipendente della Unilever di Casalpusterlengo: è il più grave di tutti, ed ha manifestato i primi sintomi il 15 febbraio. Anche il 18 era andato in ospedale con uno stato febbrile ma era stato mandato via fino al ricovero del 20. Solo allora la moglie ha ricordato che il marito aveva cenato un paio di volte a inizio febbraio con un suo amico che era rientrato dalla Cina, quello che per ora è considerato il 'paziente zero', anche se il primo test era negativo (qui l'intervista in esclusiva all'uomo: video).

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Al 38enne si sono 'aggiunti' via via gli altri pazienti: dalla moglie stessa, incinta all'ottavo mese, a un amico con il quale condivide alcuni momenti di attività sportiva. A loro tre si sono poi sommati nella notte tre persone, ricoverate a Codogno con delle gravi polmoniti e risultati tutti positivi al coronavirus. Sono uomini di età più avanzata che frequentavano lo stesso bar dell'amico podista del 38enne. A questi primi sei casi si sono aggiunti anche i medici e gli infermieri di Codogno che hanno avuto rapporti diretti con il 38enne, oltre a tre pazienti dello stesso ospedale.

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