Coronavirus, il primo giorno di "coprifuoco" per Milano: ecco tutti i divieti nella 'zona gialla'

Da domenica sera è esecutiva l'ordinanza per "contenere" l'emergenza Coronavirus

Eccolo il primo giorno di "coprifuoco" per Milano e per il resto della Lombardia, impegnate a "contenere" - parole dell'assessore al Welfare di regione Lombardia, Giulio Gallera - l'emergenza Coronavirus. 

I numeri ad oggi - con l'ultimo bollettino delle 12 di lunedì - dicono che in tutta la regione si contano oltre 150 contagi e quattre decessi: un anziano morto in ospedale a Bergamo, un'anziana deceduta a Crema, dove si trovava nel reparto di oncologia, una 77enne che si è spenta in casa a Casalpusterlengo e poi risultata positiva al tampone effettuato post mortem e un 88enne morto a Caselle Landi, nel Lodigiano. 

"Siamo nella fase in cui proviamo a contenere e arginare la diffusione del virus", ha spiegato domenica in conferenza stampa l'assessore, pur cercando di tenere i toni bassi e ricordando ai cittadini che "non siamo in una situazione di pandemia" e che il virus è sì contagioso, ma non letale per i pazienti che non presentano un quadro clinico già compromesso. 

La zona rossa

Per tutta la giornata di domenica Gallera e il governatore lombardo Fontana hanno lavorato a braccetto con il governo e con il ministro della Salute, Roberto Speranza, proprio per cercare di trovare misure per - quella è la parola d'ordine - "contenere". 

Il primo passo è stato dividere la regione in due zone: la rossa e la gialla. Nella zona rossa rientrano i comuni del focolaio, tutti quei paesi in cui si sono registrati i primi casi di Coronavirus - il 'famoso' paziente 1, il 38enne di Codogno in terapia intensiva - e da cui poi il virus si è diffuso: Codogno, Castiglione D’Adda, Casalpusterlengo, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e San Fiorano. Nei dieci paesi è in vigore un decreto del consiglio dei ministri che, di fatto, blocca qualsiasi attività e vieta l'ingresso e l'uscita dai territori. 

La zona gialla

Milano e il resto della Lombardia, invece, rientrano in quella che viene definita la zona gialla. Per tutti i comuni e le città vige l'ordinanza alla quale hanno lavorato per tutto il giorno dal Pirellone e che è stata firmata ufficialmente domenica sera dal presidente Fontana.  

Sempre nell'ottica di contenimento della diffusioni del virus, la linee guida sono due: sospensione di tutti gli eventi - compresi quelli privati - e chiusura di tutti quelli che vengono considerati "luoghi di aggregazione". 

L'ordinanza coi divieti spiegata punto per punto

Al primo punto - indicato con la lettera "c" - c'è la "sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico". 

Di fatto, vengono vietati tutti gli appuntamenti in cui è previsto un "buon" afflusso di persone - Inter-Sampdoria di serie A è stata rinviata -, vengono sospese anche le messe - il Duomo è stato chiuso ai turisti -, vengono chiusi centri sportivi, palestre e piscine, mentre vengono concessi matrimoni e funerali ma soltanto con parenti stretti, quasi a "numero chiuso". 

Tutte le scuole chiuse

Al punto d è disposta la "chiusura dei nidi, dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per gli anziani a esclusione di specializzandi e tirocinanti delle professioni sanitarie, salvo le attività formative svolte a distanza". 

In pratica, vengono chiuse tutte le scuole - il sindaco Sala lo aveva già annunciato domenica mattina -, tutte le università - i rettori lombardi avevano anche anticipato la regione - e vengono sospesi tutti i corsi di formazione. Restano "attive" soltanto le lezioni a distanza. Al punto "g" vengono anche sospesi tutti i concorsi.

Chiusi cinema, musei e teatri

Il punto "e" dell'ordinanza dispone la "sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei, dei cinema e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, nonché dell’efficacia delle disposizioni regolamentari sull’accesso libero o gratuito a tali istituti e luoghi", decidendo di fatto la serrata di cinema, musei cittadini e teatri. 

Da domenica pomeriggio, infatti, la Pinacoteca è chiusa, così come sono chiusi la Scala, il Piccolo e tutti gli altri teatri cittadini. 

Il punto "f" ordina, invece, la "sospensione di ogni viaggio d’istruzione, sia sul territorio nazionale sia estero".

"Autoquarantena" in casa

Il punto "i" stabilisce ​"l’obbligo da parte degli individui che hanno fatto ingresso in Lombardia da zone a rischio epidemiologico, come identificate dall’Organizzazione mondiale della sanità, di comunicare tale circostanza al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio, che provvede a comunicarlo all’autorità sanitaria competente per l’adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva". 

In pratica chiunque venga da zone dove sono "attivi" focolai del virus dovrà darne adeguata comunicazione all'Ats competente e dovrà stare in casa in auto quarantena. 

Bar chiusi dalle 18, ristoranti aperti

"Per quanto riguarda il punto j - si legge nell'ordinanza - chiusura di tutte le attività commerciali, ad esclusione di quelle di pubblica utilità e dei servizi pubblici essenziali di cui agli articoli 1 e 2 della legge 12 giugno 1990, 146, ivi compresi gli esercizi commerciali per l’acquisto dei beni di prima necessità, le chiusure delle attività commerciali sono disposte in questi termini:

- bar, locali notturni e qualsiasi altro esercizio di intrattenimento aperto al pubblico sono chiusi dalle ore 18.00 alle ore 6.00; verranno definite misure per evitare assembramenti in tali locali;

- per gli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati è disposta la chiusura nelle giornate di sabato e domenica, con eccezione dei punti di vendita di generi alimentari;

- per le manifestazioni fieristiche, si dispone la chiusura.

Bar, pub e discoteche, quindi, dovranno abbassare le saracinesche dalle 18 alle 6 di ogni giorno, sempre nell'ottica di evitare "assembramenti". I negozi all'interno dei centri commerciale, invece, saranno chiusi sabato e domenica, quando è previsto il maggiore afflusso. 

Nessun provvedimento invece per i ristoranti e per i locali con servizi di prima necessità - supermercati e farmacie su tutti -, che resteranno regolarmente aperti. 

L'ordinanza sarà in vigore per una settimana, ma dalla regione hanno specificato che è prorogabile per altri sette giorni.

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