Quaranta curdi indagati per terrorismo internazionale a Milano

Ma lo scenario geo-politico è cambiato: anche il governo italiano si è reso favorevole all'invio di armi ai curdi iracheni contro i fondamentalisti islamici dell'Isis

Tribunale di Milano

Quaranta curdi, residenti tra la Lombardia, la Toscana e il Lazio, risultano indagate per terrorismo internazionale in un'inchiesta, da poco chiusa, della Procura di Milano. Sono accusati, in particolare, di aver raccolto fondi per finanziare azioni violente del Pkk, il 'Partito dei lavoratori del Kurdistan', radicato in Turchia e il cui leader Abdullah Ocalan nel '98 venne in Italia cercando di ottenere l'asilo politico.

Da quanto si e' saputo, pero', dopo la chiusura delle indagini gli inquirenti dovranno fare delle valutazioni per decidere se chiedere il rinvio a giudizio o l'archiviazione del fascicolo. L'indagine, infatti, e' nata tra il 2009 e il 2010 e le attivita' investigative si sono protratte per un paio di anni. Intanto, pero', in Turchia si e' messo in moto un processo di pacificazione tra governo e Pkk e, inoltre, l'Italia nelle scorse settimane ha deciso di inviare armi ai curdi iracheni per aiutarli a combattere i fondamentalisti islamici dell'Isis in Siria e Iraq, all'interno della coalizione guidata dagli Usa.

In sostanza, dunque, e' mutato nel corso del tempo lo scenario politico-internazionale e proprio su questo, da quanto si e' saputo, dovranno fare delle considerazioni anche gli inquirenti milanesi. I quaranta indagati, in gran parte nati in Turchia e residenti a Milano e nell'hinterland, devono rispondere al momento del reato di associazione con finalita' di terrorismo internazionale (previsto dall'art. 270 bis del codice penale). 

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