Diana Bracco, si va a processo: evasione per un milione di euro

Per lei il dibattimento iniziera' il prossimo 16 marzo davanti alla seconda sezione penale

Diana Bracco

Processo per Diana Bracco. Dovra' difendersi dalle accuse di frode fiscale da oltre un milione di euro e appropriazione indebita, infatti, la presidente dell'omonimo gruppo farmaceutico e vicepresidente di Confindustria.

Lo ha stabilito il gup di Milano Alessandro Santangelo che ha accolto la richiesta del pm Giordano Baggio, titolare dell'inchiesta che avrebbe ricostruito come, secondo l'accusa, l'industriale abbia abbattuto l'imponibile di alcune societa' attraverso fatture per spese personali, come la manutenzione di barche o case in celebri localita' turistiche, dall'isola di Capri alla Provenza.

Il giudice, ha spiegato il difensore, l'avvocato Giuseppe Bana, "ha ritenuto che le questioni a lui sottoposte non potessero essere risolte in questa fase preliminare del procedimento, ma andassero demandate al vaglio dibattimentale, che prevede un ampio contraddittorio tra le parti".

Ancora una volta, comunque, il legale di Bracco ha voluto ribadire che "la vicenda esula dall'accusa di falsa fatturazione, vertendo semplicemente in un'ipotesi di non inerenza di alcuni costi all'attivita' aziendale. E a questo riguardo - ha aggiunto - gia' lo scorso anno si era risolto il contenzioso in oggetto con un ravvedimento operoso presso l'Agenzia delle Entrate. I fatti oggetto di contestazione non hanno dunque rilevanza penale".

Per la, anche presidente di Expo 2015 spa e imputata di dichiarazione fraudolenta dei redditi mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti e appropriazione indebita in qualita' di 'numero uno' della Bracco spa, il dibattimento iniziera' il prossimo 16 marzo davanti alla seconda sezione penale.

Nell'ambito dell'indagine sono finite sotto la lente di ingrandimento dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Milano, che hanno eseguito nel marzo 2015 anche un sequestro preventivo di un milione e 42mila euro (somma dissequestrata oggi dal gup), fatture per un totale di oltre tre milioni di euro emesse dai due architetti per i lavori in cinque case di proprieta' del vicepresidente di Confindustria. Secondo le accuse, le fatture per lavori di ristrutturazione e riqualificazione venivano emesse con false causali, facendole risultare come pagamenti di forniture o prestazioni per aziende del gruppo. In questo modo, sempre stando alle indagini, sarebbero state indicati "nelle dichiarazioni dei redditi e Iva delle societa' Bracco Spa, Bracco Imaging Spa, Bracco Real Estate Srl, Spin Spa e Ceber Srl" relative agli anni tra il 2008 e il 2013 "elementi passivi fittizi per complessivi euro 3.064.435 con un'imposta evasa complessiva ai fini Ires e Iva di euro 1.042.114,70".

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