Droga, pitbull e un negozio 'da banditi': ancora guai per la banda dello spaccio di Comasina

Otto indagati nella nuova banda: tra loro la fidanzata del "ras" dello spaccio di Comasina

La casa stile Scarface in cui la ragazza viveva con Pittella

Avrebbero ricominciato da dove aveva lasciato quello che per gli investigatori era il loro capo. Avrebbero, secondo le ricostruzioni dei poliziotti, ripreso in mano gli affari di famiglia dopo un momentaneo stop dovuto ai vecchi arresti. Ma alla fine anche loro - anche lei, la nuova "capa" - sono finiti nella rete tesa da Questura e procura. 

Otto persone - sette italiani e un cittadino marocchino - sono state raggiunte sabato mattina da un'avviso di garanzia emesso dal sostituto procuratore Mauro Clerici nell'ambito di un'indagine del commissariato Comasina su un giro di spaccio. Gli stessi agenti, sempre su ordine del pm, hanno effettuato numerose perquisizioni e sono riusciti a mettere le mani su 36.960 euro, 3740 dollari americani in contanti, droga e materiale per il confezionamento delle dosi. 

I nomi finiti nelle carte dell'inchiesta sono di quelli pesanti, perché - secondo i poliziotti - sarebbero strettamente collegati allo "Scarface" di Comasina: quel Simone Pittella finito in manette lo scorso febbraio insieme a suo fratello e ad altri due uomini con l'accusa di essere il "re della cocaina" dei quartieri della zona nord di Milano.  

La first lady della droga

Tra gli indagati, infatti - come reso noto dalla dottoressa Anna Laruccia, che guida il commissariato Comasina - c'è anche la giovane fidanzata di Simone: la ventenne Maria Emilia C., già arrestata - anche lei - a febbraio e poi scarcerata subito dopo.

Con "l'addio" del suo uomo, sarebbe stata lei con ogni probabilità - parole degli investigatori - a prendere il comando del gruppo per far ripartire gli affari. Affari che in effetti sarebbero ricominciati praticamente subito, tanto che da marzo - a meno di un mese di distanza dal fermo del "boss" - i poliziotti hanno già arrestato quattro persone sempre per spaccio. 

Nella casa della giovane gli agenti hanno trovato 175 euro in contanti e 1,2 grammi di cocaina. E ancora, cinque pitbull - il suo fidanzato ne aveva uno chiamato Pablo, in onore del narcotrafficante Escobar - e un drone professionale in grado di registrare in alta definizione.

L'ipotesi degli uomini del Commissariato è che "l'elicottero" servisse per tenere d'occhio le auto della polizia in giro per il quartiere, sulla scia di quanto avrebbero fatto le altre ventitré persone - tra cui un poliziotto - finite in manette a inizio luglio per droga nella stessa zona della città. 

Non solo droga, però. Perché la donna risulta anche titolare di un negozio di abbigliamento - dal nome che ricorda inequivocabilmente una famosa coppia di banditi americani -, che è però risultato pulito. 

La suocera del Dandi e i cugini 

Mentre la fidanzata di Pittella avrebbe preso in mano il giro - sempre secondo l'indagine -, i parenti di Simone non sarebbero rimasti a guardare tanto a lungo. Tra le persone raggiunte dagli avvisi di garanzia ci sono infatti anche la suocera del "Dandi" - il fratello del "capo" -, due cugini di Pittella e un suo fratello.

Proprio nell'abitazione di uno dei cugini - tra l'altro al momento affidato in prova ai servizi sociali per un arresto del 2012 per armi e droga - gli agenti hanno trovato 1600 euro in contanti, mentre 2200 euro e 3740 dollari sono stati scoperti nell'appartamento di un altro degli indagati. 

Il colpo grosso, però i poliziotti lo hanno fatto a casa del marocchino, regolare in Italia, risultato legato a un ristorante - "pulito" - e a diverse abitazioni tra la periferia e l'hinterland nord di Milano. In un'abitazione di Cinisello gli agenti hanno sequestrato 4750 euro che erano nascosti in una scatola di Gucci, in due box ad Affori alcune dosi di marijuana e in un appartamento di Baranzate - occupato da otto serbi del campo rom di Monte Bisbino - 1950 euro. L'ultima tranche di soldi, 1500 euro in contanti, gli uomini del commissariato li hanno trovati in una mansarda. 

Il gruppo Whatsapp "Scarface round two"

A certificare il collegamento tra gli ultimi indagati e lo "Scarface" di Comasina ci ha pensato un piccolo particolare rivelato proprio da Anna Laruccia, dirigente del commissariato. 

Il blitz, scattato simultaneamente alle 6.30 di sabato mattina in tutte le abitazioni dei coinvolti, è stato sincronizzato attraverso un gruppo Whatsapp creato dalla stessa poliziotta.

Il nome scelto dalla dirigente del commissariato era abbastanza evocativo: "Scarface round two". 

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