Terrorismo, espulsa la zia del marito di Fatima: era appena uscita dal carcere

La donna, secondo l'accusa, ha reclutato Fatima e i familiari ma anche altre donne, unendole alla causa dell'Isis

La donna nella foto segnaletica diffusa nel 2015

Tra le altre, aveva reclutato anche Maria Giulia Sergio, 'Fatima', la prima foreing fighter italiana in Siria dal 2014 con il marito Aldo Kobuzi di cui è zia. Ora è stata espulsa dal territorio italiano. Si tratta di Arta Kakabuni detta Anila, albanese 44enne in Italia dal 2003, che viveva a Scansano, in provincia di Grosseto, insieme al fratello.

Secondo l'antiterrorismo, il suo compito era proprio quello di avvicinare giovani musulmane in Italia, portandole gradualmente verso la radicalizzazione e a simpatizzare per l'Isis, per poi convincerle a partire per la Siria o l'Iraq e unirsi alla guerra contro "gli infedeli". E' stata espulsa non appena uscita dal carcere aquilano delle Costarelle. Condannata a tre anni e otto mesi di reclusione per la vicenda di 'Fatima', li ha scontati dapprima ai domiciliari, che le sono stati revocati nell'agosto del 2017 perché aveva incontrato, in casa a Grosseto, alcune persone sospette.

La 44enne era stata arrestata il 1 luglio 2015 nell'ambito dell'operazione che aveva portato in carcere il padre, la madre e la sorella di 'Fatima', in procinto di partire da Inzago (nel Milanese) per la Siria per raggiungere la congiunta. Anila sarebbe stata l'artefice del matrimonio combinato tra Maria Giulia Sergio e Aldo Kobuzi e avrebbe, appunto, organizzato il loro trasferimento nei territori controllati all'epoca dall'Isis.

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Ed era stata intercettata una sua conversazione con Marianna Sergio, sorella di Maria Giulia, in riferimento alla strage di Charlie Hebdo a Parigi (gennaio 2015). L'albanese, criticando i "musulmani moderati", esprimeva soddisfazione per l'attentato. Recentemente 'Fatima' è stata condannata in Appello a nove anni di reclusione, il marito a dieci anni: ma di loro, da tempo, non si hanno più notizie.

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