Expo: i russi non pagano, impresa fallisce

Amara conclusione per una delle imprese italiane non pagate dopo la costruzione del padiglione russo ad Expo: il tribunale ha dichiarato il fallimento perché non poteva più, a sua volta, pagare i fornitori

Il padiglione russo ad Expo 2015

Expo come "volano dell'economia", si diceva. Certo. Sempre che le imprese che hanno partecipato a questo indotto vengano poi pagate per il lavoro eseguito. E' già noto il caso del padiglione della Russia, che non ha pagato diverse imprese italiane che avevano partecipato alla costruzione. 

Ora una di queste, la Sech Costruzioni Metalliche, è fallita. Esisteva da quarant'anni, con sede a Refrontolo in provincia di Treviso. Esperienze in tutto il mondo, dai tornelli dello stadio di San Siro al tribunale di Tbilisi al museo del tappeto a Baku. E poi l'importante commessa per eseguire alcuni lavori al padiglione russo di Expo 2015. Commessa che non è stata mai pagata, avviando un vortice che ha portato al fallimento.

La sentenza è del 17 ottobre: il tribunale di Treviso ha accolto l'istanza di alcuni fornitori, che la Sech non riusciva più a pagare. Tra i russi e altri clienti, Sech chiude con quattro milioni di euro di crediti da clienti. Lo stesso problema l'hanno dovuto affrontare, in tutto, nove imprese italiane, alcune delle qualli hanno poi preferito accordarsi con Rvs Holding (la società di diritto russo che aveva l'appalto per il padiglione) e ricevere una piccola parte (20-30%) del credito vantato. Altre, come Sech, hanno preferito citare in giudizio i russi per ottenere quello che spetta.

Per i crediti vantati da Sech il tribunale deciderà a dicembre. Nel frattempo, però, è già stata dichiarata fallita. Questo significa che, anche se vincesse la causa, potrebbe non riavere comunque il denaro. La questione era emersa a circa un mese dall'avvio di Expo: Rvs Holding aveva inviato alle imprese alcune contestazioni sui lavori svolti. Contestazioni pretestuose, perché per esempio ad un'altra azienda (della provincia di Milano, che è fra quelle che si sono accordate "al ribasso"), e che era stata sentita da MilanoToday, i russi avevano contestato la copertura esterna, mentre quell'impresa si occupa di finiture d'interni.

Della questione si erano interessate anche le ambasciate, ma evidentemente senza alcun successo. Alessandro Cesca, titolare della Sech, lamenta anche l'abbandono sostanziale del mondo politico, che ha di fatto ignorato questa vicenda. E pensare che nel 2013, appena tre anni fa, la giunta veneta aveva definito "eroi" quelli di Sech. Avevano recuperato lo stabilimento dismesso dell'ex Indesit a Refrontolo dando lavoro anche ad alcuni operai rimasti senza impiego. Eppure in consiglio regionale, in Veneto, siedono politici che hanno "entrature" russe abbastanza rilevanti, e addirittura promuovono iniziative politiche per riconoscere la Crimea occupata dai russi. O forse proprio per questo hanno preferito non occuparsi della Sech e delle altre imprese che vantano crediti con il padiglione Expo bianco-blu-rosso?

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