Expo: canali navigabili, serre e tavole imbandite. I punti chiave del masterplan

Presentato ieri alla cittadinanza il masterplan per Expo. Un orto planetario con canali navigabili, serre che riprodurranno diversi climi e strutture smontabili. Soddisfazione da parte del sindaco Moratti: “Per la prima volta sarà un'Expo che privilegia il contenuto rispetto al contenitore”

E' stato presentato lunedì sera in esclusiva al Presidente del Consiglio Berlusconi e ieri alla stampa e ai cittadini. E’ il masterplan per Expo, il progetto di ciò che verrà costruito nell’area dimessa di Rho-Pero, in occasione dell’Esposizione Universale.

Tre sono gli elementi portanti di questo orto planetario: canali navigabili, serre che riprodurranno i climi dei diversi paesi e un lungo viale di “tavole imbandite”, che mostreranno tutti i prodotti tipici di ogni paese che prenderà parte all’evento.

Il progetto è stato ideato da Stefano Boeri, Ricky Burdett, Joan Busquets, Jacques Herzog e William McDonough, che per questa Esposizione hanno pensato ad una giardino botanico planetario: “Abbiamo messo a punto una concezione rivoluzionaria delle Expo: tutti i Paesi ospiti metteranno in scena il processo delle loro produzioni agricole, dalla semina alla distribuzione, in modo che il sito stesso incarni il tema dell'esposizione” ha spiegato Boeri.

Ogni paese quindi avrà lo stesso spazio, a prescindere dalla sua importanza o grandezza: 20 metri per 100 per ogni nazione, che potrà esporre e presentare tutti i prodotti agroalimentari tipici della sua terra. Questo sarà possibile anche grazie al fatto che saranno allestite speciali serre che riprodurranno climi totalmente diversi, dal deserto alla tundra, passando per la giungla e la campagna.

Tutta l’area sarà circondata da corsi d’acqua navigabili e un boulevard taglierà trasversalmente l’area espositiva: su quest’ultimo si affacceranno tutte le attività di Expo, come un’agorà di greca memoria. Il 90% delle strutture che verranno mese in piedi saranno facilmente smontabili e verranno donate ai paesi che le hanno usate a fine Esposizione. Così facendo ogni paese potrà ricostruire il suo “stand” in patria, se lo volesse. La praticità delle strutture è necessaria anche perché le istituzioni non hanno ancora deciso la destinazione d’uso dell’area post Expo.

“Vedo che il sogno di Expo sta diventando realtà. Per la prima volta sarà un'Expo che privilegia il contenuto rispetto al contenitore” ha detto soddisfatta il sindaco Letizia Moratti.
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