Aggressione a Niccolò Bettarini: i quattro fermati non rispondono al giudice

Dal carcere di San Vittore gli aggressori si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti alle domande del gip

Niccolò Bettarini (facebook.com/bettaprince.boateng)

I quattro giovani fermati per l'aggressione al figlio di Stefano Bettarini e Simona Ventura, Niccolò, avvenuta la mattina del 1° luglio davanti alla discoteca Old Fashion, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande del gip di Milano Stefania Pepe.

Gli indagati - il 29enne Davide Caddeo, accusato di aver sferrato otto colpi contro Bettarini con un coltello lungo 20 centimetri, il 24enne Alessandro Ferzoco e i sempre ventenni di nazionalità albanese Andi Arapi e Albano Jakei - si trovano nel carcere di San Vittore e dovranno rispondere di più di una accusa. Oltre a quella in concorso di tentato omicidio, insieme ad altre sei persone su cui gli inquirenti stanno ancora indagando, sugli indagati pesano anche l'accusa di lesioni nei confronti di un'amica di Bettarini e di porto abusivo d'armi, per la detenzione dela lama lunga 20 cm che Caddeo avrebbe usato per ferire Bettarini. Dopo la richiesta di convalida dei fermi e di custodia cautelare in carcere avanzata dal pm Elio Ramondini, coordinatore delle indagini, il gip di Milano Stefania Pepe ha deciso che i quattro fermati per l'aggressione rimarranno a San Vittore.

La violenta aggressione al figlio di Simona Ventura secondo le indagini della squadra mobile sarebbe scaturita da motivi futili per poi sfociare in un'escalation di calci, pugni e coltellate nei contronti del giovane. A causa dei colpi ricevuti Bettarini venne operato d'urgenza all'Ospedale Niguarda per un intervento di ricostruzione del nervo dell'arto superiore. La discoteca Old Fashion, davanti alla quale si consumò il violento attacco, ha subito la sospensione della licenza per 30 giorni. Secondo quanto scritto dal gip Stefania Pepe, a salvare Niccolò Bettarini sarebbe stato "l'intervento di alcuni degli amici" e in particolare, l'aiuto di uno di loro avrebbe evitato che la "brutale aggressione" sfociasse in un vero e proprio omicidio. Sempre secondo il giudice per le indagini preliminari, gli aggressori si erano "certamente" prefigurati che "gli atti posti in essere", ossia il pestaggio e soprattutto le coltellate, "avrebbero comunque potuto produrre conseguenze mortali", anche in considerazione della "loro superiorità numerica e della violenza della loro azione". Pepe parla di "dolo alternativo" riferendosi al fatto che il ragazzo sarebbe potuto morire.

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