Confcommercio, Canon, Vodafone e il Centro Auxologico: i ricchi colpi dei 'corrieri' arrestati

Arrestati cinque cittadini peruviani. Il bottino complessivo calcolato raggiunge i 300 mila euro

I ladri in azioni

"Furti di questo genere vengono segnalati in tutto il Nord Italia dal 2011. Questa che abbiamo disarticolato, probabilmente, è solo una delle batterie presenti ed attive". Sono le parole con le quali il sostituto procuratore David Monti - che ha coordinato le indagini dei militari del Nucleo operativo e Radiomobile della Compagnia di Sesto San Giovanni - introduce l'operazione 'Speedy Gonzales' con la quale hanno smantellato una banda di peruviani specializzata nel rubare merce affidata a vettori specializzati in spedizioni. Un sistema semplice ma efficace che, stando alle indagini, ha permesso al gruppo di trafugare colli per un valore di circa 300mila euro.

Si fingevano corrieri - alcuni di loro lo erano realmente - e grazie ad un bassista che lavorava per Tnt riuscivano a individuare i 'carichi' più interessanti e organizzavano i colpi. Generalmente si accreditavano come dipendenti ufficiali grazie all'uso di furgoni simili a quelli aziendali e al fatto che indossavano le divise. Una volta ottenuto il bottino lo conservavano in depositi prima di farli 'sparire' in vari canali di ricettazione.

Video: ecco i ladri in azione

I primi ad approfondire la vicenda sono i carabinieri di Peschiera Borromeo. Gli investigatori riescono a far confessare uno dei colpi ad uno dei complici (quello del 2017). Dal loro spunto, iniziano le indagini coordinate dalla procura meneghina. In tempi brevissimi i militari accertano - e seguono - alcuni dei colpi dove è coinvolta la banda, il cui elemento di spicco è noto come 'el gordo', un 33enne residente a Milano, come il resto degli arrestati: di 27, 33, 42 e 45 anni. Sono tutti accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti.

Il 17 luglio 2017, a Rho (Mi), c'è il primo colpo contestato agli indagati. Quel giorno, in tre erano riusciti a penetrare nella filiale Tnt di via Sesia. Avevano rubato 250 smartphone Samsung Galaxy destinati alla Vodafone, per un valore complessivo di 150mila euro. Avevano convinto un loro 'complice' (che ha confessato durante le indagini) a distrarre la guardia all'ingresso. Alcuni mesi prima, gli stessi membri della banda avevano provato a convincere lo stesso complice a consegnare loro un carico di cellulari che stava trasportando in un furgone in corso Vercelli. L'uomo però in quell'occasione si era rifiutato.

Video: le parole del sostituto procuratore

Nel 2018, poi, il gruppo rifila una serie di furti in pochi mesi. Il 12 febbraio ad essere colpita è la Selte di Bresso (Mi). Il bottino sono 70 smartphone di ultima generazione per un valore di quasi 15mila euro. Il 21 dello stesso mese a Cernusco Sul Naviglio i finti corrieri riescono a rubare quasi 22mila euro di computer e stampanti dalla Canon.

Il 20 marzo trafugano quasi 59mila euro di tickets dall'Unione Confcommercio di corso Venezia a Milano. Si erano finti dipendenti Ups. L'ultimo 'lavoretto' della batteria arriva il 23 marzo. Quel giorno - fingendosi ancora corrieri Ups - riescono a rubare circa 53mila euro di ticket dal Centro Auxologico italiano di via Zucchi a Cusano Milanino.

I militari hanno faticato non poco per individuare le abitazioni dei responsabili. Dopo due giorni di serrati pedinamenti sono stati trovati tutti. L'arresto è scattato perché due dei malviventi stavano pensando di lasciare il paese. Nel corso delle perquisizioni sono stati scoperti e sequestrati buoni carburante per un valore di 30mila euro, un personal computer e due smartphone, oltre a cento confezioni di cosmetici e numerosi capi d'abbigliamento, merce in merito alla quale sono in corso verifiche per determinarne la provenienza.

L'ipotesi più accreditata, come ha sottolineato più volte il sostituto procuratore Monti, è che la banda possa aver agito in tante altre occasioni, arrivando perfino a colpire corrieri in pieno centro città: nelle famose boutique del Quadrilatero della Moda. Ora che i cinque sono in carcere, le indagini proseguiranno proprio in questa direzione.

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