Milano, partecipa al Pride e bacia un uomo: musulmano insultato e minacciato di morte

Nel mirino è finito Wajahat Abbas Kazmi, il pakistano ideatore di "Allah loves equality"

Kazmi al Pride

Anche lui, che della lotta per i diritti ne ha fatto una ragione di vita, aveva voluto essere tra la marea colorata scesa in strada a Milano. Anche lui, senza nascondersi, aveva mostrato il suo volto e il suo arcobaleno, con quella frase che ormai lo ha reso celebre. Ma adesso, proprio per quella presenza e per quella frase, è finito nel mirino di chi vive nel suo stesso Paese e di chi professa la sua stessa religione. 

Wajahat Abbas Kazmi, regista pakistano di trentadue anni e attivista del mondo Lgbt, sta ricevendo da giorni insulti e minacce di morte per aver partecipato lo scorso 30 giugno al Pride di Milano, la mega marcia - oltre duecentomila le persone presenti - che aveva portato in strada donne, uomini e famiglie per rivendicare diritti e uguaglianza per gli omosessuali

Wajahat, musulmano e in Italia da oltre dieci anni, aveva mostrato fiero il suo immancabile poster arcobaleno con la scritta "Allah loves equality" - "Allah ama l'uguaglianza" - e aveva baciato un ragazzo che aveva esposto la bandiera del "suo" Marocco, nazione in cui ancora oggi essere omosessuali è considerato reato. Da quel momento - denuncia l'associazione "Il grande colibrì", di cui il regista è cofondatore - il giovane è finito nel mirino di chi ha visto nel suo gesto una provocazione. 

"Kazmi - spiegano dal gruppo - è stato vittima di messaggi di incitamento all’odio ed è stato oggetto di numerose minacce di morte in più lingue. L’associazione ha immediatamente preso provvedimenti per sporgere denuncia presso le autorità competenti e ha provveduto a contattare la Rete Lenford - associazione di avvocati a difesa delle persone Lgbt - per perseguire con azioni legali le persone autrici di minacce di morte e messaggi di calunnia e diffamazione".

Video | Milano Pride, il racconto della giornata

"È necessario enfatizzare - la solidarietà de Il grande colibrì - che Wajahat non è solo, ma è parte di una collettività che crede nel suo messaggio e che non accetterà passivamente vessazioni e minacce omo e islamofobe, specialmente se rivolte ai suoi membri". 

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Accanto a Kazmi - che ha raccontato la sua storia di musulmano omosessuale anche in un film documentario - è scesa in campo anche l'Arcigay Milano. "Da anni riconosciamo il valore e la forza del messaggio portato avanti da Kazmi, e nei modi possibili abbiamo dato il nostro supporto. In questo momento - si legge in una nota dell'associazione - vogliamo ribadirgli la nostra vicinanza, perché è essenziale, e in questo momento ancor di più, sentirci tutti coinvolti e accomunati in un percorso di civiltà e rispetto".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • L'odissea sul Ryanair: imbarco negato con il biglietto e ragazzo 'abbandonato' in aeroporto

  • Uccide soffocando i suoi due figli gemelli. Aveva scritto sms alla madre: "Non li rivedrai più"

  • Consultori di Milano: indirizzi, orari e numeri utili

  • Dramma allo studentato del Politecnico di Milano: morta Federica, ricercatrice 27enne

  • Bollettino Coronavirus in Lombardia e a Milano: 170 nuovi casi e 22 morti

  • Milano, ragazza di 27 anni trovata morta in una residenza universitaria del Politecnico

Torna su
MilanoToday è in caricamento