Bitcoin, Porsche, Rolex e hotel di lusso: la vita da sballo del truffatore che si è fregato da solo

Il ragazzo ha perfino chiamato la polizia in una paio di occasioni per denunciare di aver subito un tentativo di rip deal senza specificare che anche lui stesse a sua volta truffando

L'auto e parte dei gioielli

In meno di un mese, durante l'estate del 2018, aveva telefonato la polizia per denunciare il tentativo di rip deal da parte di alcune persone alle quali stava cercando di vendere della criptovaluta. E la cosa aveva portato perfino all'arresto dei quattro truffatori che lì per lì avevano cercato di rifilarli un mucchio di banconote false. Lui invece ai poliziotti aveva riferito di essere un trader finanziario con un "tesoretto" in bitcoin pronto a cedere in cambio di denaro quando qualcuno si mostrava interessato all'acquisto. Peccato che proprio a seguito di quei due episodi da lui denunciati siano cominciate indagini parallele che lo hanno smascherato in quanto autore di numerose false vendite di bitcoin.

La Porsche e i Rolex sequestrati: video

Come agiva il truffatore che vendeva bitcoin

La polizia di Stato ha arrestato a Milano il ragazzo, un giovane catanese di 24 anni. Il ragazzo, che si è incastrato con le sue stesse mani, in pratica pubblicava annunci su social network nei quali si proponeva di vendere bitcoin a prezzi vantaggiosi. Quando adescava i clienti, nel corso del primo incontro, eseguiva una transazione dimostrativa per conquistare la fiducia della vittima. Successivamente si faceva consegnare la somma pattuita e mostrava una schermata raffigurante l'apparente versamento di moneta virtuale a favore del wallet che aveva fornito al truffato.

Il primo episodio andato male con le banconote sparse per strada

A inizio giugno 2018, in viale Abruzzi a Milano, successe il finimondo. I testimoni raccontarono di aver sentito prima uno sparo. Di aver visto poco dopo alcune persone inseguirsi e picchiarsi in strada. E durante la colluttazione 'volavano' decine di banconote da 500 euro. Solo una donna, che non aveva partecipato alla scazzottata, era riuscita a recuperare una borsa e a fuggire a piedi.

Per quell'episodio la polizia aveva arrestato un serbo di 33 anni e un cubano di 35. Insieme alla donna fuggita, stavano per dare 2 milioni e 250 mila euro falsi in cambio del 'tesoretto' di bitcoin. Ovviamente non sapevano di essere cascati, a loro volta, in una truffa.

Il ragazzo aveva riferito agli agenti che quando l'affare era ormai cosa fatta, aveva capito che c'era qualcosa di strano e si era rifiutato di procedere con la vendita. Allora i due malintenzionati erano passati alle vie di fatto. Prima un colpo di pistola a vuoto, in realtà una scacciacani, poi i pugni - con tanto di rottura di naso per il 22enne - e l'inseguimento in strada.

La seconda truffa andata male

Poche settimane dopo, erano stati due serbi di 30 e 47 anni, Cristian Jovanovich e Petar Lazic del campo rom di via Monte Bisbino a finire in manette dopo aver cercato di truffare il truffatore. Dopo un primo scambio 'pulito' in un bar di corso Venezia: 9 bitcoin in cambio di 50mila euro. Il gruppo si era incontrato in una sala appositamente riservata all'hotel Chateau Monfort, in piazza Tricolore.

In "ballo" c'erano bitcoin per 1 milione e 250 mila euro. Ma il giovane, come aveva riferito all'epoca alla polizia glissando ovviamente sulle sue reali intenzioni, si era insospettito. E aveva chiesto un minuto per assentarsi qualche istante. Fuori aveva chiamato il 112. Poi era rientrato ma i due gli avevano preso la valigetta con i 50mila euro della mattina. Pochissimo dopo i poliziotti avevano arrestato i due.

Il giovane arrestato e la sua vita nel lusso

A quasi due anni di distanza a finire in manette è proprio il catanese. Le indagini - coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano, gli investigatori del Compartimento polizia postale e delle comunicazioni di Milano - hanno ricostruito almeno sette 'colpi' messi a segno dal siciliano, tra il giugno 2018 ed il marzo 2019.

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Grazie a queste truffe il giovane poteva permettersi alberghi di lusso e potenti auto sportive. Basti pensare, a questo proposito, che gli è stata sequestrata una Porsche Panamera. La supercar, stando a quanto riferito dagli investigatori, sarebbe stata acquistata con il provento delle varie truffe: attività che per il presunto trader non era mai cessata fino all'arrivo delle manette.

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