Incendio bus Paullese: "Atto premeditato, senza i carabinieri sarebbe stata una strage"

Il racconto dei terribili attimi sulla Paullese, con una scolaresca presa in ostaggio. Il procuratore: "Lupo solitario, non sarebbe legato all'Isis. Voleva vendicare i morti in mare e fare un gesto eclatante, arrivando fino a Linate"

Il pullman in fiamme e Ousseynou Sy

"Se non ci sono state vittime lo dobbiamo al coraggio e organizzazione degli uomini dell’Arma della Compagnia di San Donato Milanese. Un'operazione che assomiglia a quella che si vede nei film. Hanno preso la decisione di intervenire e per fortuna che l’hanno fatto, perché l’intento stragista era partito". 

Sono queste le parole del procuratore di Milano Francesco Greco che, in serata di mercoledì, ha raccontato nei dettagli i terribili fatti della Paullese, dove un autista 47enne, Ousseynou Sy, ha preso in ostaggio 51 ragazzi e gli insegnanti (due professori e una collaboratrice scolastica), facendo loro vivere attimi di puro terrore. Dovrà rispondere di tentata strage, incendio, sequestro di persona e resistenza con l’aggravante delle finalità terroristiche.

I fatti: che cos'è avvenuto sul bus

Secondo quanto riportato dal procuratore Alberto Nobili, capo dell’antiterrorismo, la vicenda inizia con la segnalazione di un bimbo che chiama il 112 alle 11.50 e dice "ci stanno portando via con un pullman". Allertate tutte le pattuglie, sul bus ci sono due seconde medie di scuola Ailati di Crema. Due Autoradio intercettano il mezzo a Pantigliate, intimano l'alt, ma vengono speronate. Altre tre auto inseguono il pullman e lo riescono a bloccare. In quel momento due militari vanno davanti e cercano di far desistere l'autista che ha un accendino in mano. Il mezzo è già stato cosparso di benzina. Altri 4 vanno dietro, forzano porta con l'aiuto dei bimbi, rompono il vetro con un manganello e fanno uscire tutti mentre il mezzo cammina - ma molto lentamente - e cerca di oltrepassare le gazzelle.

Durante l’evacuazione scoppiano le fiamme con alcuni bimbi ancora dentro. A mezzo vuoto, l'autista esce dal lato guidatore e viene bloccato. Subirà una ustione a un braccio. Subito sul posto dice, come già riportato, "lo faccio per i morti nel Mediterraneo". Aveva una tanica da 10 litri, fascette (i bimbi li ha fatti legare dagli educatori, ndr). 

"Abbiamo raggiunto i colleghi che erano già là - spieg il  maresciallo capo Roberto Manucci, comandante della stazione di Paullo, tra i militari che hanno aperto la porta  del bus  -. Ci siamo messi nella parte posteriore perché il primo pensiero era far uscire i bimbi che continuavano a chiedere aiuto e a bussare. A quel punto ho azionato la manopola e aperto. Grazie alla porta aperta e finestrini rotti i ragazzi sono riusciti a uscire. Nel frattempo, l'autista era ripartito perché dallo specchietto vedeva che stavano uscendo. Poco dopo sono divampate le fiamme". 

Ammessa la premeditazione: "Ma non è legato all'Isis"

"L'uomo ci ha detto che ci pensava da giorni e dice di aver fatto tutto da solo, di non aver avuto nessuna direttiva. Era esasperato dalla situazione migratoria", ha spiegato ancora Nobili. "Aveva registrato un video diffuso tra gli amici a Crema e in Senegal per dire “Africa sollevati”: non venite più in Europa. Diceva che voleva andare a Linate per un gesto dimostrativo ed eclatante. Voleva che tutto il mondo parlasse di lui e dei migranti", ha proseguito  il procuratore.

Al momento non è "assimilabile" il suo gesto allo stragismo islamico: è "lupo solitario ma non ha mai parlato di Isis". L'uomo - ha spiegato Nobili  - non "ne poteva più di vedere i migranti morti in mare". È accusato di strage, ma paradossalmente "voleva fermare una strage". 

Confermati i precedenti penali

Sono confermati i precedenti penali: ha condanna a 1 anno sospesa per violenza sessuale e guida in stato di ebrezza. Testimoni - ragazzini - parlano di un coltello e una pistola. La pistola non è stata trovata (probabile non l’avesse), ma aveva un coltello da cucina. 

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