Incendio via Chiasserini, Arpa: "Valori diossina più alti da nuovo esame ma no emergenza"

L'agenzia ripete i test in Bovisasca e analizza l'aria di Novate. A breve vademecum di Ats per gli abitanti della zona

Incendio via Chiasserini (foto Granelli, Facebook)

Rischi per la salute "bassi, se non inesistenti nel medio e lungo termine". È quanto riferito dal direttore sanitario di Ats Milano, Emerico Maurizio Panciroli, a proposito delle conseguenze del gigantesco rogo al deposito di rifiuti Ipb di via Chiasserini. Intanto il 19 ottobre Arpa (Agenzia per la prevenzione e protezione dell'ambiente) Lombardia ha ripetuto i test nella zona dell'incendio. I risultati evidenziano un aumento della concentrazione di diossina in Bovisasca rispetto al primo test, ma con valori non preoccupanti.

Novate Milanese

In particolare, come si legge sul sito di Arpa, a Novate Milanese, dove un secondo rogo durante la notte del 15 ottobre aveva distrutto un altro deposito di rifiuti, il valore delle "concentrazioni di diossine e furani rilevate dalle analisi" è di "0.75 picogrammi per metrocubo/teq". Il limite di riferimento, fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è di 0,3 picogrammi per metrocubo. Oltre questa soglia si può incorrere in diversi problemi di salute, ma soltanto nel caso di esposizione prolungata nel tempo (oltre un anno).

I risultati del secondo esame in Chiasserini

Quanto all'incendio di Chiasserini, invece, dopo il primo test, un secondo esame di Arpa ha attestato a "6.7 picogrammi per metrocubo/teq le concentrazioni di diossine e furani del secondo filtro prelevato dal campionatore installato nella zona dell'incendio". Si è quindi verificato un notevole incremento nella concentrazione di sostanze tossiche, che dalla prima analisi risultavano pari a 0.5 picogrammi per metrocubo. Tuttavia, come sottolineato da Arpa, questo aumento era "prevedibile" e classifica comunque l'incendio "tra quelli con impatto medio-basso rispetto ad eventi analoghi (es. Corteolona e Bruzzano)".

L'innalzamento dei valori delle sostanze tossiche viene attribuito dai tecnici di Arpa a un insieme di concause quali "l'abbassamento della temperatura" (dovuto alle operazioni di spegnimento), le condizioni meteo (avverse alla dispersione) e la ricaduta del pennacchio al suolo "con una inevitabile minore diluizione delle sostante presenti", come si legge sul sito dell'agenzia.

Anche i valori di sostanze come "ossidi di zolfo, cloro, ammoniaca, acido solfidrico", come affermato da Panciroli, "sono stati tutti abbondantemente sotto i livelli di guardia in questi giorni". Per questo, ha evidenziato il direttore Ats, non sono state messe in atto "situazioni, anche difficili da gestire, come quelle di evacuare". Dopo lo spegnimento dell'incendio, previsto entro la sera del 19 ottobre, Ats divulgherà comunque un vademecum per gli abitanti della zona "con azioni utili da intraprendere subito dopo e nei giorni successivi".

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Commenti (5)

  • Il commento è semplice , se avessero detto subito che la diossina era tossica chi avrebbe dovuto pagare le mascherine .....?

  • Avatar anonimo di Marki Tanki
    Marki Tanki

    il vademecum bisognava darlo nell'immediatezza, poi una volta finita la criticità lo si diminuiva o annullava... darlo adesso dopo aver respirato per giorni quell'aria sa di presa in giro! come minimo avrebbero dovuto consigliare di usare le mascherine per non inalare le ceneri disperse

  • Avatar anonimo di Marki Tanki
    Marki Tanki

    solo una parola: ORMAI....

  • A breve il vademecum per gli abitanti. Che presa per i fondelli dopo una settimana !!!!

  • Questi qui non solo sono incompetenti...questa e' negligenza criminale.

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