Il cuoco diventato piromane "per amore" della ex: 18 auto bruciate e foto ricordo nel telefono

L'uomo ha colpito sette volte tra il 17 e il 29 luglio, in zona Maciachini: 18 auto distrutte

Due dei blitz dell'uomo

Venti anni, nazionalità filippina, un lavoro come cuoco, un passato praticamente immacolato - senza nessun precedente - e documenti tutti in regola. Ma, negli ultimi mesi, un periodo difficile, poi sfociato in una depressione, per un amore finito male, per una rottura mai accettata davvero. 

Eccolo l'identikit del piromane che tra il 17 e il 29 luglio ha bruciato diciotto auto e una citofoniera tra via Bellerio, via Bracco, via Bernardino de Conti, via Pavoni e via Legnone, tutta strade tra le zone Maciachini e Affori.

Diciotto auto bruciate in 12 giorni

La serie di fuoco era iniziata proprio il 17 luglio: quella sera qualcuno aveva dato fuoco ai citofoni di un palazzo di via Bellerio e a una macchina parcheggiata sotto l'edificio. Nei dodici giorni successivi erano arrivati altri sei blitz, per un totale di diciotto auto distrutte dalle fiamme

Le indagini degli agenti del commissariato Comasina, guidati dal dirigente Antonio D'Urso, erano partite praticamente subito, anche con l'aiuto dei cittadini. Inizialmente i poliziotti non hanno trovato nessun collegamento logico tra i roghi: vie diverse, vetture diverse - tra Fiat, Bmw, Mercedes, Nissan, Citroen - e proprietari senza nulla in comune tra loro. Le uniche analogie erano due: l'orario, sempre tra mezzanotte e le 3.30, e la tecnica dell'incendio, che l'uomo appiccava dando fuoco al faro anteriore con un accendino.  

Così, durante una riunione mattutina, uno degli investigatori ha avuto l'illuminazione per provare a dare la svolta alla caccia al piromane: cercare quali coppie negli ultimi periodi avessero avuto problemi, tanto da rivolgersi alla polizia, anche perché la citofoniera bruciata poteva essere un gesto "personale", diretto a qualcuno. 

La coppia "giusta"

Gli agenti hanno individuato dieci coppie e da lì sono partiti con le analisi sui cellulari e con i confronti fotografici attraverso le immagini registrate dalle telecamere di video sorveglianza. 

Un dettaglio ha tradito il piromane: in tutti i video si vedeva sempre qualcuno sbucare dalla strada del rogo, mentre in occasione dell'incendio di via Bernardino de Conti gli occhi elettronici non avevano ripreso nessuno, come se l'autore del blitz fosse sparito nel nulla o come se, più semplicemente, abitasse proprio lì. 

A quel punto gli investigatori hanno capito di aver imboccato la pista giusta e hanno iniziato a pedinare il 20enne, che dal 29 luglio in poi - probabilmente anche sapendo di essere "osservato" - non è più entrato in azione. 

Le foto ricordo sul telefono

Giovedì, grazie al via libera della procura, i poliziotti si sono presentati a casa sua e lo hanno perquisito, indagandolo ufficialmente per incendio doloso e danneggiamento aggravato. Nell'abitazione gli agenti hanno trovavo un cappellino e uno zaino che il giovane cuoco aveva con sé al momento degli incendi. 

Lui stesso - alle prese dopo un momento di depressione dopo la rottura con la ex, che aveva segnalato alcuni suoi atteggiamenti in commissariato - si è difeso spiegando di non aver fatto nulla e negando di essere l'autore degli incendi. 

Nel suo telefono, però, gli investigatori hanno trovato una serie di foto che il ragazzo aveva scattato proprio davanti alle macchine in fiamme. Quelle stesse auto che lui aveva distrutto. 

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