Due incendi nella storica chiesa di Rozzano, ora i parrocchiani hanno paura del piromane

Il responsabile è un ventenne con problemi di droga. Avrebbe minacciato di trasformare la chiesa in Notre-Dame, evocando il terribile incendio della cattedrale di Parigi

Una parte dell'altare danneggiata (foto Monica Marinaro)

E sono due. La chiesa di Sant'Ambrogio, a Rozzano Vecchio, è stata bersagliata due volte dalla stessa persona, a distanza di pochi mesi. Con lo stesso copione, più o meno: prima il tentativo di rubare qualche offerta, poi il fuoco. Il responsabile è un ragazzo noto alle forze dell'ordine per piccoli precedenti di droga. Un consumatore più che altro. Lasciato libero dopo il primo episodio, a giugno, e anche dopo il secondo, domenica 3 settembre. Il nostro sistema è garantista e tende a non chiudere in carcere qualcuno se non è strettamente necessario, soprattutto prima di un processo; ma vallo a spiegare a chi poi ha paura di trovarsi ancora davanti una persona pericolosa.

La prima volta il giovane, un ventenne di un paese vicino, si è presentato in chiesa alle dieci di un martedì mattina. Ha tentato di rubare le offerte dei fedeli nelle cassette, ma non c'è riuscito. Allora, forse per rabbia, forse per disperazione, ha tirato fuori dalla tasca un accendino e ha dato fuoco alla tovaglia dell'altare. Il parroco di Sant'Ambrogio si è precipitato in chiesa e ha spento le fiamme mentre alcuni passanti, da via Venticinque Aprile, capendo che qualcosa di strano era successo, avvertivano le forze dell'ordine. Così il ventenne è stato catturato dai carabinieri, praticamente sul fatto, e non ci sono state gravi conseguenze.

Il secondo incendio 

Il 3 settembre, di domenica, il ventenne si è rifatto vivo a Rozzano Vecchio. Questa volta alle due e mezza del pomeriggio. I parrocchiani dicono che se la fosse legata al dito, fatto sta che ha appiccato nuovamente le fiamme. Il parroco, don Roberto, è riuscito a salvare il salvabile, spegnendo l'incendio come poteva, ma stavolta i danni sono stati più ingenti. E se fosse verificato quanto riferito, cioè che il ragazzo avrebbe versato alcool sull'altare prima di appiccare il fuoco, si tratterebbe di un gesto premeditato.

La chiesa, va detto, è un pezzo di storia milanese, poco nota forse solo perché fuori dai confini della metropoli. Ma risale al X secolo (con ampliamenti e modifiche successive) e conserva, tra gli altri, due affreschi attribuiti a Bernardino Luini e alla sua scuola. Uno dei due, nel secondo incendio, è stato messo a dura prova: rischiava di finire avvolto dalle fiamme insieme a entrambi i leggii presenti nei pressi dell'altare, che è stato pesantemente danneggiato. 

La chiesa chiusa quando non c'è Messa

E ora don Roberto ha deciso di tenere chiusa la chiesa negli orari in cui non c'è Messa. Un provvedimento necessario ma emergenziale, perché (come lui stesso ammette) si tratta di una scelta molto dolorosa. D'altra parte non ci sono stati solo i due episodi, ma anche le minacce. Pare che il ragazzo abbia promesso di trasformare Sant'Ambrogio in Notre-Dame, la cattedrale di Parigi colpita, il 15 aprile, da un gigantesco incendio che ha fatto crollare la guglia e il tetto.

Una minaccia consapevole e preoccupante. I parrocchiani sembrano uniti nel pensiero: «Quel ragazzo - dice una residente a Rozzano Vecchio a MilanoToday - va aiutato, è un pericolo per sé stesso e per gli altri; e lasciarlo libero non lo aiuta affatto». Occorre solo capire il modo migliore per aiutarlo.

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