"Inchiesta sulla vendita del Milan ad una cifra monstre ai cinesi" ma la procura smentisce

Smentita dalla procura la notizia di un'inchiesta che comporta anche verifiche sul reato di riciclaggio

La dirigenza del Milan nell'era Berlusconi

Il procuratore capo della Repubblica di Milano, Francesco Greco è intervenuto ed ha smentito la notizia pubblicata da La Stampa: "Allo stato non esistono procedimenti penali sulla compravendita dell' A.C. Milan". 

Non esiste quindi nessun fascicolo esplorativo: né a modello 45, senza titolo di reato e a carico di ignoti, nè a modello 44 e quindi sempre a carico di ignoti ma con un titolo di reato. Il procuratore capo di Milano ha affermato che l'avvocato Niccolò Ghedini, legale del Cavaliere, non ha depositato in Procura "per conto di Fininvest" alcuna carta riguardo alla operazione e ha ripetuto di non aver ricevuto alcun dossier da parte dell'Unità Informazione Finanziaria di Banca d'Italia che ha la responsabilità dei controlli. L'Uif, ha riferito Greco, avrebbe anzi dato il via libera all'operazione non riscontrando, così come gli intermediari finanziari, alcuna irregolarità e non ha chiesto alcun intervento della magistratura milanese di procedere con il "freezing, cioè il blocco dei soldi".

Attacca l'avvocato Ghedini. "Il giornalismo d'inchiesta è uno straordinario valore che va tutelato e incentivato perché è uno dei cardini, oltre che salvaguardia, di un sistema democratico. Quando però si utilizzano false notizie non già per informare ma per aggredire e danneggiare una parte politica durante una delicata campagna elettorale, non si tratta più di giornalismo ma di fatti penalmente, civilmente e ancor prima deontologicamente rilevanti". 

La notizia pubblicata da La Stampa

La Procura di Milano si è mossa. Il sospetto è quello "di una vendita gonfiata: una cifra fuori mercato pagata attraverso canali internazionali" nella vendita del club calcistico del Milan. A puntare la lente di ingrandimento sulla vicenda sono i magistrati milanesi che sarebbero partiti da una "ipotesi di lavoro" e da una serie di verifiche. 

A rivelarlo è il quotidiano La Stampa che scrive che le verifiche sarebbero finalizzate ad "accertare la reale provenienza del denaro con cui la società rossonera, per 31 anni nelle mani di Silvio Berlusconi, è passata nell'aprile scorso per 740 milioni all'imprenditore cinese Yonghong Li. In realtà un modo, secondo le ipotesi investigative, per schermare il rientro in Italia di una sostanziosa cifra". Ipotesi tutte da provare, ovviamente.

"Dopo mesi di dubbi, inchieste giornalistiche, ombre sulla vendita della squadra milanista, è la procura di Milano a cercare di capire esattamente la regolarità dell'intera operazione. In gran segreto, nei giorni scorsi, - rivela il quotidiano torinese - i pm hanno avviato un'inchiesta che tra le varie ipotesi comporta anche verifiche sul reato di riciclaggio, certamente un problema per Silvio Berlusconi in questo periodo di campagna elettorale. Il faro acceso dalla procura vede in prima linea il procuratore aggiunto Fabio de Pasquale".

"Alla base dell'apertura dell'inchiesta avvenuta poche settimane fa", scrive ancora La Stampa, ci sarebbe l'acquisizione di elementi nuovi "che smentirebbero la regolarità di una bella fetta dell'operazione. Una cifra monstre quella ufficializzata nell'aprile scorso: 740 milioni di euro, pagati in due tranche e con la copertura dei debiti. Monstre perchè fino al passaggio di proprietà, il Milan era reduce da diversi campionati deludenti, campagne acquisti sotto tono rispetto ai suoi standard, continui cambi di allenatori in panchina. Campioni venduti e sostituiti con seconde linee o giovani promesse".

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