Tifoso morto, forse investito da due auto. Lungo interrogatorio per il capo degli ultras

Marco Piovella è stato sentito dal gip. Fa parte del direttivo della curva dell'Inter e ha smentito di essere la "mente" dell'agguato

Un momento degli scontri

Lungo interrogatorio a Palazzo di Giustizia, a Milano, per Marco Piovella. Laurea al Politecnico, imprenditore nel design della luce, ma anche capo dei Boys San e membro del "direttivo" della curva dell'Inter. Uno che sarebbe in grado di "dire alla gente di spostarsi". Così lo ha perlomeno descritto un altro membro dei Boys, Luca Da Ros, arrestato il 27 dicembre con Simone Tira e Francesco Baj dopo i fatti di via Novara della sera precedente (l'assalto ai tifosi del Napoli prima del match Inter-Napoli al Meazza).

Video | Guerriglia urbana in via Novara

Lungo interrogatorio

Piovella, prima soltanto sentito dagli investigatori e poi a sua volta arrestato, ha risposto a lungo alle domande del gip Guido Salvini nel pomeriggio del 2 gennaio. Ha parlato di Daniele Belardinelli, capo ultras del Varese morto dopo essere stato investito in via Novara da una vettura ancora da identificare, come di un fratello maggiore, con cui aveva anche trascorso insieme il Natale. 

E ha raccontato di avere visto l'amico disteso a terra e poi travolto da un'auto che procedeva lentamente in direzione dello stadio. Una testimonianza che avvalorerebbe l'idea che Belardinelli sia stato di fatto investito una prima volta e poi anche una seconda. Per quanto riguarda l'organizzazione del raid, Piovella ha invece smentito di esserne stato a capo, affermando di occuparsi normalmente soltanto della coreografia della curva.

Secondo le ricostruzioni fornite anche da alcune testimonianze, alcuni napoletani (scesi dai min van con cui si stavano dirigendo allo stadio) avrebbero indicato Belardinelli a terra agli avversari, consentendo loro di recuperarne il corpo. In quel momento Belardinelli era ancora vivo ed è stato trasportato in auto al vicino San Carlo da alcuni amici. Purtroppo non ce l'ha fatta ed è poi morto in ospedale.

"Mi sento responsabile morale della morte di Dede", ha affermato Piovella davanti al gip: "Se a Natale non fossi andato a mangiare a casa sua, forse lui non sarebbe venuto a Milano per la partita e non sarebbe accaduto nulla". Un'affermazione forte, ma da leggersi dal punto di vista delle emozioni. Piovella non sarà certamente accusato di omicidio, questo accadrà per i guidatori delle due auto. Che gli investigatori della Digos sono propensi a includere nella carovana dei tifosi napoletani.

Agguato premeditato

L'agguato, stando al racconto di Da Ros (l'unico dei primi tre arrestati ad avere parlato con il gip), sarebbe stato premeditato e avrebbe avuto inizio con l'incontro in un pub a metà pomeriggio. Poi un gruppo di circa cento persone, soprattutto ultras dell'Inter ma anche del Varese e del Nizza, si è diretto verso via Novara dove sono state distribuite le armi (spranghe, mazze, almeno un'ascia) che, presumibilmente, erano state nascoste in precedenza nei dintorni. 

Verso le sette e mezza di sera, all'altezza con via Fratelli Zoia, poco prima che una pattuglia intercettasse i mini van dei napoletani per scortarli al Meazza, questi sono stati presi improvvisamente d'assalto dagli ultras interisti. Nel parapiglia sono state anche ferite quattro persone (di cui una con arma da taglio) in modo lieve. 

La reazione della questura

La questura di Milano ha arrestato i primi tre individui nell'arco di alcune ore, indagandone nove, ed emettendo sette Daspo ad altrettanti ultras. Arrestati e indagati rispondono di rissa aggravata, lesioni e getto pericoloso di cose. Piovella risponde anche di violazione del Daspo, misura a cui era sottoposto il 26 dicembre. Il questore Marcello Cardona (tra l'altro ex arbitro di Serie A) ha poi annunciato che chiederà la chiusura della curva dell'Inter fino al 31 marzo 2019 e il divieto di trasferta per gli interisti fino alla fine del campionato.

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