Presidio dei lavoratori della fabbrica occupata RiMaflow: sgombero rimandato

Da sei anni la società viene autogestita

Presidio RimaFlow (da facebook.com/OccupyMaflow)

"Una bella mattinata di sole, di lotta, di solidarietà, che termina con un pasto caldo tra tutte e tutti". Così scrivono su Facebook i lavoratori della fabbrica autogestita RiMaFlow di Trezzano sul Naviglio dopo il presidio del 28 novembre per protestare contro lo sfratto dell'azienda. Per ora la fabbrica non verrà sgomberata: mentre si svolgeva la manifestazione, infatti, in Prefettura Unicredit Leasing e la cooperativa RiMaflow firmavano un accordo che il prefetto di Milano Renato Saccone ha definito "importante".

"Ora comincia una nuova fase, più difficile, forse, ma altrettanto appassionante", continuano i lavoratori sulla loro pagina social, annunciando che lo sfratto "è stato rimandato a dopo il 30 aprile", grazie a un primo accordo "che riapre un percorso". L'intesa siglata definisce i passi da fare per il rilascio dell'immobile da parte della RiMaflow ma, allo stesso tempo, afferma l'indicazione di trovare un "altro sito idoneo dove trasferire le attività".

La storia della fabbrica

Dal 2012, quando lo stabilimento Maflow di Trezzano venne chiuso, gli operai occuparono la fabbrica ribattezzandola 'RiMaFlow' e convertendo i processi di produzione da quelli per la creazione di tubi per condizionatori e auto a quelli per il riciclo di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Da allora la cooperativa, alla quale hanno aderito anche artigiani che vi hanno stabilito i propri atelier, ha dato lavoro a 120 persone. Anche per questo gli operai, come annotano, auspicano un cammino verso "una RiMaflow 2.0".

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