Cantieri, ruspe e macerie: quello che resta oggi di "Expo 2015"

Gli operai stanno lavorando alacremente per “pulire” il sito entro giugno 2016. Ed Expo è ormai irriconoscibile. Le immagini dall’interno dei cantieri

I lavori all'interno di Expo - Foto dal gruppo Fb Smontaggio Expo

L’unica fila, adesso, è quella di ruspe, camion e container che aspettano il loro turno per demolire e portar via tutto. Gli unici “arredi” rimasti sul Decumano sono le transenne che chiudono l’accesso a tutti quelli che una volta erano padiglioni. Gli unici spettatori, da tanti giorni a questa parte, sono i tantissimi operai che stanno “radendo al suolo” tutto il possibile. 

A quasi due mesi dal giorno di chiusura, della magia di Expo resta quasi o nulla. Tutti gli Stati si sono organizzati per smontare il proprio padiglione - un’operazione da completare necessariamente entro giugno 2016 - e i lavori procedono spediti. 

Dove per sei mesi ci sono state interminabili code e folle curiose, oggi ci sono soltanto ruspe, macerie e lavoratori seri e precisi, che - forse anche per sentirsi un po’ meno tristi - hanno deciso di condividere le loro foto su un gruppo Facebook pubblico, Smontaggio Expo. Persone che hanno lavorato all'interno del sito espositivo e che in questo modo lo osservano "morire", almeno i padiglioni, e intendono documentarne le fasi.

Le immagini sono chiare. Il giardino verticale di Israele non c’è più, la Spagna è poco più che un ammasso di legno e metallo, i fiori cinesi - che regalavano un colpo d’occhio incantevole - sono appassiti e marroni, cornice perfetta per il gigante di legno vuoto e svuotato. 

Ma il post Expo non è soltanto demolizione. Un gruppo di persone ha voluto ad esempio recuperare il verde dei padiglioni per trapiantarlo nelle vicinanze, prendendo accordi con le istituzioni. E così - per esempio - sono finite a Rho le piante del padiglione russo. Altre sono andate a Bollate.

Le operazioni, proprio com’era successo per il montaggio, procedono a velocità diverse. Qualche Stato ha già quasi completato i lavori, altri non hanno ancora messo mano ai padiglioni. E a “vegliare” su tutti, anche se ormai spento e senza i tradizionali giochi di acqua e luce, c’è sempre lui, l’Albero della vita. Il simbolo che resterà alla città in memoria di Expo 2015. 
 

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