Libico accoltellato da connazionali, ispezione negli ospedali: posti letto tolti al servizio sanitario?

L'accoltellamento nei pressi del San Raffaele e i contorni del giallo: si indaga anche sul rimpatrio frettoloso dei responsabili dell'aggressione

La "cupola" del San Raffaele

L'accoltellamento di un libico da parte di due suoi connazionali, il 15 gennaio, nei pressi del San Raffaele, ha aperto diversi fronti di indagine. Il primo, più immediato, è relativo all'aggressione: la procura di Milano ha aperto un fascicolo per lesioni aggravate e porto di coltello, escludendo quindi di fatto qualche legame con il terrorismo internazionale da parte degli autori del gesto, che sono stati subito indicati come tali dalla vittima.

Ma attorno alla vicenda sono nati due "gialli". Uno riguarda la Digos, l'altro l'Ats di Milano. E' accaduto, infatti, che i due responsabili dell'aggressione sono stati "prelevati" da Milano e riportati in patria, apparentemente in tutta fretta, con un volo di linea da Roma a Tripoli, prima che gli investigatori potessero interrogarli sull'aggressione. E ora la Digos sta approfondendo la vicenda: è possibile che qualche funzionario del consolato libico a Milano, o dell'ambasciata a Roma, venga indagato per favoreggiamento. I due, infatti, non avrebbero potuto lasciare l'Italia ma restare a disposizione dell'autorità giudiziaria.

La prima spiegazione del consolato libico a Milano è stata che i due sono stati "rimpatriati" proprio perché il loro comportamento è stato giudicato incompatibile con la finalità con cui si trovavano nel capoluogo lombardo, ovvero farsi curare negli ospedali del gruppo San Donato (nella cui orbita c'è anche il San Raffaele) in virtù di un accordo umanitario. Una spiegazione che alla Digos, per ora, non pare sufficiente. Tutt'e tre i libici erano alloggiati in un hotel di via Olgettina, nei pressi del San Raffaele, dopo avere da poco terminato la degenza. La vittima dell'aggressione si è recata al pronto soccorso del San Raffaele a piedi.

Posti letto tolti al Ssr?

Ma l'accordo umanitario ha aperto anche un altro fronte, questa volta condotto dall'Ats, che ha effettuato ispezioni nei nosocomi del gruppo scoprendo 18 cittadini libici ricoverati all'ottavo piano del Policlinico San Donato. Un reparto in cui, stando a quanto trapelato in seguito all'ispezione, sarebbero stati tolti circa la metà dei posti letto accreditati con il servizio sanitario regionale. Una difformità che potrebbe addirittura arrivare a far togliere l'accreditamento al nosocomio. In estrema sintesi, secondo l'Ats una parte di letti che sarebbero riservati alle cure gratuite del Ssr sarebbero invece stati trasformati in letti a pagamento per i libici.

Da tempo il gruppo San Donato cura i libici feriti in seguito alla guera a spese del governo di Tripoli in base ad un accordo stipulato tra il gruppo stesso e l'ambasciata libica in Vaticano. Il problema, ovviamente, non è l'accordo in sé, ma l'ipotesi che venga attuato riducendo i posti letto del servizio sanitario regionale rispetto a quanto prevede l'accredito.

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