Non ce l'ha fatta, dopo più di una settimana in coma, Luigi Fontana, il farmacista milanese avvelenato da un amico al quale aveva prestato dei soldi.
64 anni, sposato con due figlie, Fontana era stato avvelenato dieci giorni fa, con una boccetta di cianuro versata nell'aperitivo. Inizialmente, quando era stato trasportato in ospedale, si pensava a un tragico malore. Ma poi la verità, con le indagini della polizia, è iniziata lentamente a venire a galla.
A mettere la sostanza tossica nel crodino, che gli aveva offerto "gentilmente" in un bar a pochi passi dalla farmacia, sarebbe stato Gianfranco Bona, titolare di una piccola azienda di autotrasporti. L'uomo avrebbe confessato.
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Tra i due c'era un debito non saldato di circa 200mila euro (con gli interessi). Bona, infatti, si occupa, tra le altre cose, di trasporto di farmaci. Complice la crisi, e le difficoltà di accesso al credito, aveva chiesto un prestito all'amico farmacista. Soldi che, con gli interessi, sono lievitati, e che l'autotrasportatore non sarebbe mai stato in grado di pagare. Così la decisione drastica: eliminare per sempre il proprio creditore, avvelenandolo ma facendo credere che sia stato un malore.





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