Infiltrazioni mafiose a Expo, blitz del Gico: quattro padiglioni coinvolti e undici arrestati

Agli arrestati - tra i quali c'è anche un noto avvocato - erano riconducibili alcune aziende a cui erano stati affidati appalti per l'Expo

Expo

Expo uguale appalti. Appalti uguale soldi e quindi l'interesse della criminalità organizzata (già alcune aziende erano state escluse per legami con mafia e ndrangheta). Undici persone sono state arrestate mercoledì mattina nell'ambito di un'inchiesta della Dda di Milano con al centro reati tributari, riciclaggio e associazione per delinquere con l'aggravante della finalità mafiosa.

Agli arrestati - sette in carcere e quattro ai domiciliari - erano riconducibili alcune aziende a cui erano stati affidati appalti per l'Expo attraverso Nolostand spa, una società controllata da Fiera Milano (la società è stata commissariata dopo gli arresti). A passare sotto la lente d'ingrandimento della giustizia sono gli appalti di quattro padiglioni: Francia, Kuwait, Guinea Equatoriale e dello sponsor Birra Poretti.

Secondo le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto, Ilda Boccassini, e dai pm, Paolo Storari e Sara Umbra, le mani di Cosa Nostra sarebbero arrivate nell'esposizione universale grazie agli amministratori del consorzio di cooperative Dominus scarl, Giuseppe Nastasi e Liborio Pace. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata a fatture false e altri reati tributari, ad appropriazione indebita e a riciclaggio. Stando alle indagini degli inquirenti avrebbero agito per favorire alcune famiglie mafiose siciliane. Gli appalti che hanno interessato la cooperativa si aggirano intorno ai diciotto milioni di euro.

In manette è finito anche l'avvocato Danilo Tipo, ex presidente della Camera Penale nissena e noto per aver partecipato in qualità di difensore in importanti processi di mafia. Tipo è anche un ex consigliere e assessore comunale in una giunta di centrodestra.

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La guardia di finanza - con gli uomini del Gico - sta eseguendo un sequestro preventivo di diversi milioni di euro agli indagati.

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