Imprenditore che sfida la mafia, gli altri genitori: "Facciano uscire i suoi figli da un'altra uscita"

Gianluca Maria Calì è un imprenditore siciliano che ha sfidato la mafia, denunciando il racket; ma i genitori dei compagni dei figli nella scuola milanese che frequentano hanno timore: "Paura per i nostri bambini"

L'imprenditore (da Fb)

Preoccupata per la presenza a scuola dei due figli dell'imprenditore antiracket Gianluca Maria Cali', una rappresentante di classe ha scritto alla dirigente dell'istituto milanese frequentato dai due piccoli di 6 e 7 anni per dire che "sarebbe il caso che i bambini in questione uscissero da una porta secondaria e non all'orario canonico".

E' stato lo stesso Cali', imprenditore palermitano del settore auto che negli anni ha subito e denunciato numerose intimidazioni, a pubblicare su Facebook la lettera, nata dalla paura di alcuni genitori "che possa succedere qualcosa di molto serio ai loro bambini" e dal timore di partecipare a un incontro con Cali' programmato per il 13 gennaio.

Una riunione organizzata dalla scuola per presentare a tutti i genitori l'imprenditore, che lo scorso ottobre ha denunciato alla polizia e comunicato alla dirigente scolastica che i suoi figli avrebbero subito delle minacce proprio all'uscita dell'istituto.

"Tutto nasce da quanto successo lo scorso 19 ottobre, quando i miei figli all'uscita dalla scuola sono stati avvicinati da due uomini su una Mercedes con i vetri oscurati, che - racconta Cali' - con accento siciliano hanno chiesto alla baby sitter se quelli fossero i miei figli. Lei ha prontamente risposto che erano i suoi e io sono corso a fare denuncia e ho comunicato alla scuola quanto successo affinche' fosse fatto quanto necessario per la sicurezza. I dirigenti si sono adoperati per risolvere i problemi ed e' anche stato siglato un protocollo di intesa con il Comune per la protezione dei bambini".

Gia' a ottobre "qualcuno diceva che rimaneva il problema della sicurezza per l'esterno e che i miei figli dovevano andare in gita da soli, ma nessuno lo aveva messo nero su bianco". Pochi giorni fa la doccia gelata, con la lettera dove viene spiegato che alcuni genitori "stanno pensando di far cambiare scuola ai propri figli perche' preoccupati della loro sicurezza". La stessa rappresentante si chiede "se sia il caso di lasciare che siano i nonni o la tata ad andare a prendere i bambini a scuola, quando la scuola non e' piu' un luogo sicuro". Preoccupazioni che Cali' comprende, mentre lo ferisce il passaggio dove la mamma dice che i genitori si sentono "rattristati per i piccoli che subiscono l'eredita' dei padri".

"Ma io - sbotta - non sono un pentito, sono solo un imprenditore che si e' rifiutato di pagare anche un solo centesimo e ha sempre denunciato ogni pressione mafiosa". L'incontro del 13 gennaio era stato organizzato proprio per raccontare la sua storia di lotta contro la mafia, raccolta anche nel libro 'Io Non pago. La Stra-Ordinaria storia di Gianluca Maria Cali" scritto da Francesca Calandra e Antonino Giorgi.

"Oggi a maggior ragione confermo quell'incontro e spero che siano in tanti - si augura Cali' - a partecipare". 

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