La mamma ritrova il cuore di suo figlio morto: "Così continuerò a volere bene al mio Ale"

Il sogno di una mamma, che ha trovato l'uomo a cui è stato trapiantato il cuore del figlio

Alessandro e sua mamma

Lui avrebbe voluto sempre cercarla. Avrebbe voluto sapere chi era quella donna che in quel momento stava soffrendo per poterle dare un po' di conforto, per dirle che in fondo anche a lui dispiaceva. Ma si era sempre bloccato, era sempre stato "spaventato" da quel dolore, dal dolore di una mamma che in un attimo aveva perso quanto di più caro esiste. Quella mamma, forte come una roccia, accanto al dolore aveva iniziato però a coltivare il sogno di sapere dove era finito il suo Ale, di conoscere quell'uomo a cui il suo ragazzone aveva donato una nuova vita. Non per cattiveria o "vendetta", ma solo e soltanto per continuare semplicemente a "volergli bene". 

E alla fine, dopo quasi tre mesi di ricerche, quelle strade parallele si sono incrociate, si sono unite. E Rosa Bua - cinquantacinque anni, di Busto Arsizio - e Francesco - quarantatré anni, tecnico Apple di Sesto San Giovanni - si sono trovati. Lei è la mamma di Alessandro Quitadamo, un ragazzo morto a trentatré anni lo scorso 1 gennaio dopo un'aneurisma che non gli ha lasciato scampo. Lui, invece, è l'uomo di quarantatré anni che, senza saperlo, ha ricevuto il cuore di Ale. 

L'aneurisma e la morte di Ale

Le strade di Rosa e Francesco hanno iniziato a incrociarsi, senza che loro potessero neanche immaginarlo, il 22 dicembre. "Era l'ultimo giorno di lavoro prima delle vacanze di Alessandro - racconta mamma Rosa -. È stato male al lavoro e lo hanno portato d'urgenza all'ospedale Macchi di Varese".

Il responso dei medici è stato impietoso: "Aneurisma blister-like", uno dei più gravi, uno di quelli che lasciano poche speranze. E così Alessandro - fidanzato da sette anni con Silvia e responsabile tecnico di un centro revisioni di Gallarate - si è ritrovato in un attimo in sala operatoria per un intervento d'urgenza. "Il giorno dopo si è svegliato dal coma. Ci siamo illusi. È stato sveglio tre giorni - dice la donna, con la voce che si fa più triste -. Il terzo giorno ha avuto un altro aneurisma ed è entrato in coma di nuovo. Alle 11 di mattina del 31 dicembre i dottori non hanno potuto far altro che staccare le macchine". 

La donazione degli organi e l'appello

Come ultimo gesto d'amore, assecondando la volontà di suo figlio, Rosa ha deciso di donare gli organi del 33enne: il fegato di Ale è stato impiantato a un uomo di cinquantatré anni a Milano, la stessa città in cui è finito anche uno dei reni del ragazzo, donato a una donna di quarantanove anni. L'altro rene è stato "regalato" a un uomo di quaranta anni, operato a Bergamo, mentre i polmoni sono stati trapiantati a un 58enne, che è stato ricoverato a Padova. Il suo cuore, invece, è andato a un uomo di quarantatré anni, che aveva un "cuore artificiale" e che è stato operato al Niguarda. 

Dopo la donazione e le operazioni, mamma Rosa - nonostante la legge preveda l'anonimato assoluto - ha iniziato una piccola battaglia per sapere a chi fossero stati impiantati gli organi di suo figlio: un modo per "avere un briciolo di serenità e per poterli abbracciare". 

"Sono io": l'incontro tra Rosa e Francesco

E quell'abbraccio, anche se per il momento soltanto telefonico, alla fine è arrivato. Perché Francesco - dopo che la sua compagna lo ha "riconosciuto" - ha risposto all'appello che Rosa aveva fatto dalle pagine di MilanoToday e si è fatto avanti. Quell'uomo operato il 1 gennaio al Niguarda era proprio lui, che non vedeva l'ora di saperne di più sulla persona che gli aveva donato una nuova vita dopo una "cardiomiopatia dilatativa degenerativa" che gli aveva ingrossato il cuore a dismisura e lo aveva costretto - a maggio del 2017 - a impiantare un sistema di assistenza ventricolare. 

"In sei mesi sono passato dalla vita alla morte - racconta Francesco a MilanoToday -. Incontrare qualcuno che sapesse qualcosa sul mio donatore era un piccolo desiderio che avevo paura di realizzare perché temevo che lei potesse essere in qualche modo arrabbiata". E invece nei sentimenti di Rosa non c'è spazio per la rabbia. "Mi sentirò in debito con lei per tutta la vita - le parole dell'uomo -. Finalmente ho parlato con lei, ho parlato con una madre che mi ha trasmesso un amore estremo per suo figlio. Ho visto la sua forte volontà di poter conoscere chi aveva avuto il cuore di Ale e la sua grande preoccupazione è che il cuore di suo figlio fosse andato a una persona simile a lui". 

Ale, Francesco e il canto

E incredibilmente - come in uno strano gioco del destino - Alessandro e Francesco di cose in comune ne hanno eccome. "Mi ha detto certe cose che mi hanno fatto venire i brividi - dice Francesco con la voce che trema -. Mi ha detto che il figlio amava cantare, amava il karaoke mentre io le raccontavo che per i primi giorni dopo l'operazione ho iniziato a cantare sempre, nonostante non lo avessi mai fatto prima, tanto che la mia compagna era stupita". 

"Parlando con lei sentivo che era felice, suo figlio indirettamente mi ha donato la vita e io sono stato benissimo nel conoscerla - ammette il tecnico informatico -. Mi sento di ringraziare il destino".

"Posso volerti bene?" 

Mamma Rosa, invece, si sente di ringraziare proprio lui. "Abbiamo parlato un bel po', gli ho raccontato com'era Ale perché ci tenevo. Gli ho detto che era sempre generoso, disponibile e lui mi ha detto «Rosa, sembra che stai parlando di me»". "Poi gli ho raccontato che mamma sono, lui mi ha detto «Questo cuore è scoppiettante» e io gli ho risposto «Mi raccomando trattalo bene»". 

Poi, l'ultima domanda, dal cuore: "Gli ho detto - conclude mamma Rosa - «Posso volerti bene?»". E Francesco, naturalmente, ha detto di sì. 
 

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